I FATTI DEL FEBBRAIO I902 - ATTILIO HORTIS 533 dendo da un comizio, tentava penetrare nella piazza grande occupata militarmente, la truppa, credendosi minacciata, fece improvvisamente fuoco, uccidendo alcuni cittadini, molti ferendo. La strage, sproporzionata all’importanza della manifestazione popolare, suscitò una violenta reazione. Il dì seguente, nei pressi della chiesa di Sant’Antonio nuovo e in città vecchia grossi gruppi di popolani esasperati incominciarono a lanciare pietre contro la truppa, che fece di nuovo fuoco, stendendo a terra altri cittadini. Dodici furono le vittime — tra socialisti e liberali — di quelle cupe giornate e della rapida violenza degli organi governativi, contro i quali si scagliarono con veemenza Attilio Hortis e gli altri deputati triestini alla Camera di Vienna. Il 16, in una mattina rigida di neve e di bora, plotoni militari girarono per le strade quasi deserte proclamando a suon di tamburo lo stato d’assedio. Il 17 giunse in città il boia. Ma ormai, risolta la vertenza degli scioperanti, la calma era ritornata. Continuarono i processi subito iniziati contro i molti che erano stati arrestati. Lo stato d’assedio non fu tolto prima dell’aprile. Benché i socialisti tentassero monopolizzare la tragedia a loro beneficio, unica e unanime fu la protesta della città. Il Comune eresse un monumento funebre ai caduti, la cui memoria fu ogni anno ricordata pubblicamente. Quello, che in un altro luogo poteva essere un sanguinoso episodio della lotta sociale, acquistava a Trieste un aspetto ben diverso: esso s’incastrava tra i molti episodi della lotta nazionale e politica e separava anche pili nettamente popolazione e governo straniero. Nel 1902 la quistione universitaria diede nuovo alimento alla lotta nazionale. Nel marzo Attilio Hortis pronunciava alla Camera di Vienna un memorando discorso, in cui, se importante era la parte dimostrativa del diritto che gli Italiani avevano all’università nazionale, ben più storicamente significativa era la parte, in cui l’oratore rivendicava la secolare italianità di Trieste e la sua appartenenza allTtalia. Nell’ottobre nuovi scontri tra studenti italiani e tedeschi a Innsbruck provocavano un grande comizio e tumultuose dimostrazioni per le strade. Espressero la più intima verità nazionale alcuni episodi irredentistici. Il 20 dicembre fu fatta andare deserta la seduta del Consiglio (come poi ogni anno) per commemorare l’anniversario della morte di Oberdan. Pochi giorni prima, audaci giovani avevano distribuito per il Corso un manifestino, scritto «