26 LE RELAZIONI DEL CONSIGLIO CON GLI AUSTRIACI gnano facevano contro i Veneziani di vai Moccò, rifiutò darli. II Con-tarini intimò la resa: i difensori chiesero quattro giorni per rispondere. Ma un ordine della Signoria impose al generale da mar di lasciare due navi davanti a Trieste e di entrare subito nel Po per l’impresa di Ferrara. I soldati veneziani intanto, dopo aver vuotato i vigneti, avevano scamozzato gli argini dei torrenti, rotto le strade e catturato parecchi cittadini. La popolazione fu cosi spaventata, che il 25 agosto chiese il passo libero sul mare per mandare la regalia di vino al Doge. Nel settembre il Consiglio si lasciò smuovere a una partita, ma fu nell’interesse più stretto della città: si diedero cento uomini al Rauber che andava, con le truppe imperiali, all’acquisto di Castelnuovo sui Carsi e ciò si fece dietro promessa del Rauber, che avrebbe fatto restituire il borgo a Trieste. Preso Castelnuovo, si mandò istanza al Brunswick per l’acquisto di Moccò, altro antico dominio triestino. Dalla città parecchi uomini fuggivano. C’erano altri che avevano colloqui sospetti coi Veneziani. Altri ancora, che non denunciavano i beni dei nemici. I bandi si seguivano l’un l’altro con minaccia di pena capitale ai ribelli. Non mancavano storie di carattere comunale: avveniva che i cittadini si rifiutassero di obbedire ai giudici, onde il capitano minacciava e faceva gride per imporre parità di rispetto a lui, ai giudici e ai « deputati aggiunti », cioè agli otto Savi per la guerra, poco prima eletti. Tra una miseria e l’altra la condizione della città peggiorava di giorno in giorno. Anche il meschino presidio voleva andarsene, perché non riceveva le paghe. I fanti boemi ricattavano gli ebrei, chiedendo danaro e promettendo saccheggi: il Consiglio spremeva gli stessi ebrei, nonché i mercanti per trovare il danaro, che non bastava mai. Le cose giunsero a tal punto che gli stessi fautori dell’imperatore, che avevano la maggioranza del Consiglio, non ne poterono più. Avuta notizia che otto navi veneziane caricavano truppe a Sdobba, stimandosi dovessero venire contro Trieste, il Consiglio mandò oratore al duca di Brunswick, chiedendo soccorsi. Avvisò però che, se questi non fossero giunti, i Triestini avrebbero provveduto ai casi loro: dicesse Domenico Burlo al duca che i Triestini (intendi gli imperiali) avrebbero abbandonato la città con le mogli e coi figli.