— 431 — La stessa sera del giorno 6 la Gazzetta di Venezia pubblicava il seguente articolo, che Manin stesso, nello scopo di delineare al popolo le tristi condizioni del paese, le avea comunicato : » La pioggia di fuoco, che cominciò nella notte dal 29 » al 30 luglio non si è arrestata : essa aumenta in ragione » stessa della serenità e del tranquillo coraggio che le. op-» pone questo popolo. » Le veglie, le privazioni, le malattie sopportate con un » coraggio senza eguale, una metà della popolazione rove-» sciata sull’ altra, tutto ciò offre uno spettacolo, al quale » non solamente la posterità non presterà fede intera, ma » che anche i contemporanei lontani da Venezia avranno » difficoltà a credere. » Nondimeno su quanto fu scritto di questi otto giorni » di martirio non vi è esagerazione, ed anche le parole, » destinate ad addolcire le crudeli sofferenze del popolo, » tendono piuttosto ad attenuarne il peso, che ad esagerarlo. » Ma più il nostro coraggio ingrandisce, più ancora si » accresce la rabbia dei nostri nemici : dopo otto giorni i » tre quarti della città sono bersaglio dei proiettili. Case, » ospitali, palazzi, chiese, monumenti di gloria e di fede, » nulla è risparmiato dal fuoco di questi Vandali : le bombe, » le palle, gli obici colpiscono le donne, i fanciulli, i neo-» nati al seno delle loro madri, i vecchi sull’ orlo della » tomba. Taluno viene colpito, che tranquillamente, come » ieri, nella sua casa, sulla soglia della porta, o nella piazza » pubblica discorre degli affari del suo paese ; tal altro men-» tre cerca di obliare in qualche ora di sonno le ansietà » del giorno; quegli col fucile in ispalla, mentre percorre