— 387 — guiva ovunque le truppe combattevano, diedero prove di segnalato coraggio. Quei prodi si recavano ogni notte sulla batteria del piazzale e con i loro marinai ne ristoravano i danni, e montavano i nuovi pezzi in cambio di quelli resi inservibili durante la giornata. Parecchie furono le vittime di quel pericoloso servizio; ma non per questo, fino a tanto che durò il bisogno, ristettero gli animosi dal compierlo. Rammenterò un fatto non mai narrato esattamente finora. Fra gli archi rotti del ponte, vicino a S. Giuliano, gli Austriaci aveano piantata una batteria di 4 mortai. Al Tilling, comandante di uno dei trabaccoli, venne in mente di recarsi solo con un suo marinaio ad attaccare gli Austriaci in quella posizione. Su piccolo schifo, quasi invisibile, si rannicchiarono e spingendosi leggermente verso il ponte, riuscirono inosservati fino a cento metri dal nemico. Ma in quel momento scoperti, gli Austriaci scaricarono contro essi le loro armi, e voltato loro contro un piccolo cannone, cominciarono a fulminarli a mitraglia. La sorpresa meditata andò fallita; era giuocoforza ritirarsi. Una palla colpisce lo schifo ed i due ardimentosi si trovano in acqua fortunatamente illesi. La distanza era grande per raggiungere i trabaccoli, ancorati lungi quasi un chilometro. Fortunatamente, dopo sforzi inauditi, raggiunsero i compagni che si erano mossi in loro aiuto. Quest’ azione di coraggio non comune fu dal maggiore comandante riportata al generale in capo. Il giorno 20 giugno un’ altra grave sventura colpiva Venezia, sventura che influir dovea singolarmente sulla vivacità della sua resistenza'. La polveriera dell’isola delle Grazie saltava improvvisamente in aria. I danni furono immensi ;