— 303 — da un sonno penoso, Kollosek alzò la testa e, visto il compagno, strettamente lo abbracciò ; poscia gli disse : « Penso » che qui fra poco devo morire: spiacemi solo che lascio » una famiglia povera e numerosa, ma mi consola che Dio » e Venezia non 1’ abbandoneranno. » Quelle parole sembravano un vaticinio. Poco dopo si lasciarono commossi fino alle lagrime. Non era ancora trasscorsa un’ ora, che una palla uccideva il migliore, il più valoroso, il più leale dei soldati. Era Kollosek di origine boemo. Soldato, sergente e quindi ufficiale nell’ artiglieria marina, istrutto nella storia del suo paese, rammentava la sua schiatta slava, e malediceva alle persecuzioni austriache che tanto l’avevano dilaniata. Odiava l’Austria, perchè opprimeva i popoli, tiranneggiando la sua patria d’ adozione, l’Italia. Ammogliatosi a Venezia, questa gli fu madre novella. Nel 1848 spezzò le catene che 10 tenevano avvinto, e si fece soldato della libertà. Egli era 11 contrapposto di Rossaroll : quanto questi temerario ed audace, altrettanto era egli freddo e calmo. D’ un coraggio insuperabile, e di una forza d’ animo a tutta prova, accolse come un onore insigne essere prescelto al posto del maggior pericolo. Comandò la batteria di S. Antonio con una risoluzione, con un coraggio, che non furono da nessuno superati. Dormiva in mezzo ai suoi cannoni, mangiava il rancio dei suoi cannonieri, era per essi un padre, un amico, e lo piansero amaramente quando la morte lo tolse al loro amore. Venezia fu immensamente addolorata da quella perdita ; però essa ricordi che quando giorni più felici risplenderanno, ha un debito a pagare alla memoria del-1’ estinto capitano Kollosek. 50