— 247 — di una casa; ma appena l’ebbero veduta, che molti colpi di fucile partivano dalla stessa, ed i soldati austriaci, posti colà di avamposto, precipitosamente ripiegaronsi sul corpo principale barricato a Cavallino, situato a dugento metri circa da quella casa. Raccolte le truppe ed affrettato il passo, forzando i remi per accelerare 1’ andatura delle piroghe, pochi minuti dopo si distinguevano a breve distanza il paese e gli Austriaci pronti a difendersi. Le piroghe cominciarono tosto a fulminarli tirando a mitraglia, ed i bravi Cacciatori, assalite alla corsa le barricate, se ne impadronirono, scacciandone i nemici, uccidendone alcuni e volgendo gli altri in fuga precipitosa e disordinata. Fu però impossibile l’inseguirli, perchè 1’ ora tarda e la notte più prestamente sopraggiunta limitava agl’ Italiani il successo ottenuto in quel giorno. La simultaneità dell’ attacco delle forze di terra e di mare, ed il valore dimostrato dalle truppe furono lieto presagio a maggiori fatti; il risultato fu cospicuo, poiché s’impadronirono di due cannoni, di armi, di munizioni e del rancio medesimo preparato dagli Austriaci. Il 23 fu giorno di festa in Venezia, dove si trasportarono i cannoni tolti al nemico. I vincitori, passati in rivista dal generale Pepe, ebbero encomi e congratulazioni dai cittadini, lieti alfine di essere usciti dalla demoralizzante inerzia che li pregiudicava. Il felice esito della sortita del Cavallino invogliò il governo a tentarne altra di maggiore importanza contro Mestre, occupata da circa 3000 Austriaci comandati dal generale Mittis. Nel giorno 24 il maggiore Radaelli fu chiamato dal