— 332 — Inoltre le notizie erano già pervenute a Venezia della ristorazione del granduca in Firenze : sapevasi che per opera tedesca e di popolo ammutinato, sfasciato il governo di Guerrazzi, 1’ antico signore, puntellato dalle baionette imperiali, abbandonava Santo Stefano e trionfalmente rientrava nella sua capitale ; che tutte le città della Toscana, stanche dell’ improvvido governo che nulla operava, solo largo di proclami a frasi rimbombanti, si assoggettavano, in apparenza indifferenti, all’ antico dominio. Livorno sola resistette, ma anche quella nobile città dovette cadere, vinta da una forza nemica troppo superiore. La spedizione della repubblica francese a distruzione di quella nuovamente sorta in Roma, per rimettere in trono il Pontefice, non era più un mistero ; spedizione voluta e consigliata dalla maggioranza della camera stessa, che sempre dimostrossi avversa alla libertà ed indipendenza d’Italia. Nulla adunque intorno a Venezia rimaneva che facesse ostacolo all’Austria trionfante. Solo, lontano, lontano, all’altro limite dell’ impero, la nazione magiara decretava in quel momento la sua indipendenza, e Iiossuth ne era nominato dittatore. Le armi vittoriose dei prodi ungheresi accennavano a Venezia ; ma era ben vaga, bene incerta la speranza di salvezza che sorridea dalla Drava. Tutto ciò era conosciuto dai cittadini di Venezia, e Radetzky osava ancora proclamare, che quel generoso popolo era ingannato dai suoi reggitori ! Il Lombardo-Veneto governavasi daglf Austriaci con inaudita ferocia : tasse, estorsioni di denaro, prigionie, condanne e fucilazioni attestavano l’immenso affetto dell’imperatore d’Austria per quelle infelici popolazioni. Narrerò un