CAPITOLO XVI. Malattie — Ospitali — Gli abitanti di Venezia — Il colera si avvicina — Ardita sorpresa del piazzale — Il capitano austriaco Bruii — L’opificio polveri scoppia nuovamente — Rapporto di Nicolò Tommaseo all’ assemblea — La commissione annonaria — Suo decreto — Valentino Pasini a Vienna — Progetto di pace — Interpellanza all’ assemblea — Ordine del giorno — Riflessioni — La flotta — Il fuoco diminuisce dal lato del nemico — Sinistre apprensioni — Palloni areostatici — Nuove batterie austriache — Terribile notte dal 29 al 30 luglio — Emigrazione di una- parte della popolazione — Carità cittadina — Rapporto di Tommaseo — Provvedimenti interni. Le poche linee, che il console francese inviava al suo governo, descrivevano perfettamente l’infelice condizione di Venezia. Dal 13 giugno al 5 luglio 43,000 proiettili lanciati dalle batterie nemiche percuotevano i forti e la città recando la devastazione, uccidendo soldati e cittadini, e cagionando frequenti incendi. Il Martini, bravo ufficiale di artiglieria, succeduto al Kollosek nel comando della batteria, rimaneva in quel periodo di tempo gravemente ferito. Fu il terzo comandante posto fuori di combattimento. Pel caldo eccessivo sviluppavansi i fetidi e mortali miasmi delle paludi, e le febbri della mala aria, che spesso degeneravano in tifoidea, a centinaia mietavano i soldati risparmiati fino allora dal ferro nemico. Gli ospitali rigurgitavano di ammalati; ed il ghiaccio, il chinino ed altri indispensabili medicinali mancavano affatto. Cosi, senza soccorsi, privi