— 108 — schiere imperiali e vi riuscirono ; altri si rinchiusero nelle case e gagliardamente si difesero. Ordinava allora il Liechtenstein di dar fuoco alle case. Le fiamme in pochi minuti avvilupparono quei prodi, molti dei quali vi perirono. Nel piano superiore di una di quelle case, certo Fontebasso, giovane trivigiano, vedendosi stretto dai vortici di fumo e di fuoco e dai nemici che all’intorno 10 stavano bersagliando, tratta una pistola e postasela sotto 11 mento, faceva fuoco. Il colpo non partì ed egli, disperato, per non cadere vivo in mano ai nemici, si gettò dalla finestra. Se non che in quello stesso momento precipitando il tetto, fu avvolto nel polverio delle cadute macerie, e rimase semivivo sul terreno, finché più tardi, partiti gli Austriaci, fu raccolto da mani pietose, e per le prodigategli cure prodigiosamente campò. La rotta dei volontari italiani fu completa. Sanfermo con pochi avanzi potè sottrarsi al totale sterminio. Molte furono le vittime nel combattimento, ma più assai quelle vigliaccamente trucidate dopo cedute le armi. Basti, a farne, testimonianza il seguente fatto. I giovani ridottisi nelle case sommavano a circa sessan-taquattro. Dopo la più accanita resistenza, molti caddero morti, e più ancora feriti; quelli che sopravvivevano, esaurite le munizioni e tentata inutilmente una via di scampo, decisero di arrendersi. Gli Austriaci li trucidarono tutti, e, non rispettando nemmeno i cadaveri, li mutilarono tanto che nessuno potè pochi giorni dopo essere riconosciuto dagli stessi parenti. Di quelle mutilazioni molte erano siffattamente oscene, che la pena rifiuta descriverle. Poveri giovani! Il vostro sangue fu già in parte vendicato! Voglia Iddio che lo sia totalmente tra breve, e che