— 385 — » fatale, rasentandogli la spalla sinistra, lo rovescia a terra, » ed egli : Ai pezzi, imperiosamente grida agli artiglieri » occorsi ad assisterlo. Il generale in capo recasi da lui, » e trovandolo boccheggiante, gli stringe ia mano, profe-» rendo parole di conforto. Ma l’alto guerriero, richia-» mando a sé quanto può di forze: Non io, spirante, gli » dice, ma 1’ Italia nostra esser debbe 1’ oggetto delle vostre » cure ; e pochi momenti dopo, l’anima grande percorreva » le regioni dell’ immortalità. » Un così prode e generoso soldato meritava che sulla sua fossa il nobile veterano d’Italia pronunciasse 1’ ultimo addio. Venezia lo pianse. Avvolto nella bandiera del forte, che così bene avea difeso, ebbe onorata sepoltura. All’ estinto eroe subentrava nel comando il non meno valoroso capitano d’ artiglieria marina Iiollosek. Frattanto altri rovesci subirono i Veneti. La batteria austriaca dei Bottenighi era quasi compiuta. Si credette giunto il momento favorevole per attaccarla. Li 7 giugno il maggiore Radaelli, comandante quella linea, avendo ottenuto alcuni soldati di fanteria marina, chiesti al comandante del circondario generale Ulloa, preparava ogni cosa per tentare un ardito colpo di mano contro la medesima. Divideva le sue forze, che sommavano a circa 60 uomini, in due frazioni, affidando la prima di esse al capitano Talento, e tenendo l’altra sotto i suoi ordini. Dovea il Talento sbarcare sopra un isolotto dirimpetto alla batteria, e da colà bersagliare i cannonieri e lavoratori nemici ; mentre il Radaelli sarebbe poco dopo sbarcato sull’ isola stessa della batteria, e li avrebbe attaccati alla baionetta. VJ