416 Console del mare Insieme con l’età cresceva il suo attaccamento alla famiglia. Nella giovinezza fresca e vivace delle tre figliole trovava motivi di interesse e distrazione: i loro studi al Sacro Cuore, i loro piccoli crucci, i loro viaggi, le amicizie, le feste, tutta la loro vita in fiore gli creava attorno un ambiente grato e movimentato che dolcemente lo compensava delle gravi fatiche dell’altissimo comando. Talvolta una delle figlie lo accompagnava in viaggio, talvolta lo visitava sul “Giuliana” restando entusiasta per la cordialità della vita di bordo e l’affiatamento del padre con gli ufficiali. L’ammiraglio dominava l’ambiente senza umori, né freddezze, tra la profonda devozione dei suoi collaboratori. Una delle figlie dopo una visita riferì entusiasta: « Che meraviglia stare a bordo! Provo un senso di vivo rammarico per non essere uomo, per non essere ufficiale di marina. Bisogna vedere che simpatica mensa ha papa-lotto. Tutti allegri, tutti imiti come in una vera famiglia. Papà che dice gli scherzetti. Tutti ridono e fanno coro ». Ma nel paese i conflitti si aggravavano; la situazione precipitava fra scioperi, agguati e spedizioni punitive verso uno sbocco che la maggioranza smarrita non sapeva intuire. A Firenze era stato precipitato nell’Arno, con le mani mozze, Giovanni Berta, uno squadrista che era stato fra i giovanissimi cannonieri del bombardamento di Tripoli. Benché verso la fine del 1921 Cagni cominciasse ad accusare un certo declino nelle condizioni di salute, il suo spirito ardente era coi giovani seguaci di Mussolini. Ma sentiva con tristezza avvicinarsi il momento dello sbarco definitivo. Un giorno, a Roma, di ritorno dai funerali del senatore Grimani, scrisse parole per lui inconsuete: « Eravamo in molti vecchi senatori che credo pensavano tutti come me: “ Hodie tibi, cras mihi”». Poi constatava un mutamento nel suo carattere scattante: « Ora sono invecchiato e so frenare l’impulsività della mia parola che spesso, anzi quasi sempre, non corrisponde al mio pensiero né al mio cuore ». Per l’anniversario della vittoria partecipò alla mistica esaltazione del Milite Ignoto che purgò lo spirito del popolo italiano e diede impeto alle forze della rinascita prossime a trionfare.