Fuori combattimento 355 graziò quei fedeli, ma dovette energicamente ordinare che non si facessero dimostrazioni, usando perfino l’espediente di promettere che sarebbe ritornato. Cagni non era presente. Con lo stesso animo del Duca il 9 febbraio salutò a Brindisi i suoi dipendenti con un ordine del giorno in cui diceva: « L’anima mia di soldato e di marinaio resta fra voi e vi sarà sempre vicino in ogni momento; essa vi porti la fortuna che io ho agognato per voi, con me o senza di me, per la gloria d’Italia »- Alla metà del mese iniziò alla Spezia la sua nuova] attività, lontano dalla guerra combattuta ma col gravoso impegno di difendere i convogli mercantili minacciati dai sommergibili nemici nel Mediterraneo, oltre la disciplina e l’armamento della piazza. Man mano che usciva dall’impressione dei recenti avvenimenti, la sua attività tornava serena e formidabile. Nel grande arsenale lavoravano maestranze in gran parte composte di esonerati dal servizio militare, già in preda alla propaganda disfattista per cui trascuravano il lavoro. Appena Cagni ebbe la prima sensazione di questa ignobile degenerazione dell’imboscamento, lanciò un bando perentorio che rimise all’ordine gli arsenalotti. Diceva: « Chi non ha voglia di lavorare vada al fronte a battersi, e chi non è al fronte pur essendo forte, robusto e sano, deve lavorare. Per questo dovere non esistono distinzioni fra ricchi e poveri, fra operai e dirigenti ». E faceva balenare senz’altro la denuncia al tribunale di guerra. Nelle sfere dirigenti questo bando parve addirittura un colpo straordinario di energia fra la generale depressione, tanto che il generale Dall’Olio ne additò l’esempio ai vari comandi di corpo d’armata. Corradini constatò: « Ovunque tu vai, porti la tua energia ed il tuo coraggio di responsabilità, e per questo anche costi trovi lavoro per te ». Poi, dopo le dimissioni di Corsi, insinuò un augurio: « Vorrei che fosse giunto il momento di rimettere le cose in pristino. In tal senso, alla presenza di quattro o cinque persone, parlai ieri a un ministro, e tutti erano del mio avviso ». Nello stesso tempo Cagni pensò seriamente a convincere le massime autorità dell’urgenza di riorganizzare la marina