VII OPERA SECOLARE Severo ma giusto, aveva rilevato la cattiva scelta dei componenti la spedizione, sia per i requisiti fisici che per la competenza tecnica, la mancanza di affiatamento e di precise attribuzioni di incarichi, l’insufficienza di personale specializzato, l’inesistenza di un giornale di bordo. Tanta confusione iniziale gli era parsa colpa grave del comandante ritenuto inoltre responsabile di una errata manovra che precedette la caduta. Come capo, il generale Nobile aveva dimostrato una deficienza grave quando aveva consentito a lasciarsi trasportare in salvo per primo. L’ammiraglio che era sempre stato feroce verso i suoi dipendenti che avessero mancato anche in grado assai minore, naturalmente condannò. Ma la sua stessa severità assunse un enorme valore morale quando Cagni, e con lui tutti i giudici, esaminata la tragica odissea della pattuglia Mariano, concluse con un’alta difesa dei due ufficiali di marina contro le orribili accuse insinuate dalla stampa straniera circa il loro contegno verso il terzo compagno di sventura: Malmgren. Cagni conosceva bene come si svolgono tragedie simili a quelle di cui Mariano e Zappi erano stati protagonisti, frequentissime nelle vicende delle imprese polari, e come sia atroce per i superstiti trovarsi presi in una cerchia di sospetti dell’ordine più grave fra quanti possono umiliare uomini d’onore, dopo aver già sopportato estremi dolori fisici e morali. Alla canea dei diffamatori stranieri Umberto Cagni oppose il suo giudizio con tutta la forza del suo prestigio che in quella materia era ineguagliabile. E di tal prestigio fece scudo agli accusati; anzi li esaltò anche nel confronto col loro pur nobilissimo ed eroico compagno straniero. Impose la verità contro ogni malvagio sospetto, la fece prevalere, la garanti con tanta autorità che nessuno osò mai più ripetere la stolta accusa,