382 Sofferenza dell’ammiraglio baldini del mare precedeva il tacito corteo, quasi preludio del rito di Aquileia per il Milite Ignoto. La sepoltura definitiva sistemata da Sirianni fu appunto simile a quella di Garibaldi a Caprera, chiusa da un gran masso di pietra istriana col solo nome « Sauro ». La consacrazione fu compiuta il 26 gennaio alla presenza del Duca d’Aosta, del ministro della marina Del Bono, del governatore di Trieste Petitti di Roreto e di un gruppo di sindaci, ammiragli, generali circondato da vessilli. Presso la tomba attendevano i familiari di Sauro. Quando Cagni si accinse a parlare, tutti lo fissarono nel gran silenzio sotto i cipressi. Ciovanni Quarantotto ricordò quel momento solenne nel giornale di Pola cosi: « Egli teneva per mano la madre ed il figlio maggiore del martire e parlava. Come gli stavo proprio di rimpetto, a pochi metri di distanza, lo potei osservare a lungo e con attenzione. Mostra, al primo momento, più anni che non abbia; ma quando parla e si raddrizza e si infervora, apparisce ancora forte e vegeto. La sua faccia angolosa e scarnita è tuttavia la bella faccia dell’esploratore e gli occhi, i chiari occhi acuti, vivacissimi occhi, guardano ancora diritti e fieri, lampeggiano ancora espressivi. Il danno dell’età è più che altro nei baffi e nella barba, ormai quasi bianca, e nelle rughe che gli solcano fronte e guance e gli circondano a raggiera le orbite. Un’aria tra di stanchezza e di melanconia è diffusa su tutto lo scabro volto marziale. Provai a spogliarlo, con la fantasia, della moderna assisa di guerra e a rivestirlo di una corazza medioevale. Stava bene anche sotto di quella. Pensai alla statua bronzea di Sebastiano Veniero che è nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia. Parlava lento e faticoso con pause lunghe e frequenti come sotto il travaglio di una improvvisazione difficile. Ma parlava bene per via di parole semplici e profonde, come deve parlare un soldato. Il tono aveva quello spiccato accento imperatorio che viene dal lungo uso del comando. Osservai che nelle pause della parola la sua forte bocca assumeva una espressione visibilmente dolorosa ». « L’eroe parlava all’eroe. Forse, più che nella parola del meditato discorso, la celebrazione del morto era nell’atteggiamento dell’ammira-