IV IL NEMICO SFUGGE /^agni ricevette da Corradini un ansioso sollecito perché V^l convincesse il Duca ad intervenire a Roma contro il pericolo incombente. Soffrendo per il vincolo militare che lo legava, l’ammiraglio rispose all’amico: « Carissimo, egli è con noi nello spirito e nelPanima. La disciplina di famiglia e di soldato l’obbligano, e giustamente, a fremere in silenzio come tutti gli Italiani che in questo momento sono sul mare vigili e in armi. A noi la lotta pura e leale, a voi, purtroppo, la lotta contro la melma, contro i pagati ruffiani dei teutoni, ma nessuno deve mancare di fede nei destini dell’Italia nostra. Se al primo incidente vi lasciate abbattere cosi, che faremo contro gli inevitabili rovesci che comporterà la lunga accanita lotta? » «Gridate forte e fate gridar forte i giovani che l’Italia è nostra e non dei vigliacchi che ne mercanteggiano l’onore! » Ma prevalse la volontà di vita: gli interventisti, scesi in piazza, fugarono i neutralisti mentre il Re confermava la sua fiducia a Salandra. Dopo l’incubo di quella sospensione tutta l’Italia risuonò di grida guerriere nelle radiose giornate che precedettero il passaggio dell’Isonzo. In una lettera concitata Cagni narrò ai familiari la trepidazione sofferta a bordo. « Erano le nove di venerdi, ero in mare correndo con la mia divisione contro il bersaglio lontano che rappresentava il nemico: gli uomini al loro posto di combattimento, i cannoni carichi; un gran silenzio interrotto solo dalla voce cadenzata del telemetrista che dava le distanze... Mi portarono un radiotelegramma intercettato... Le dimissioni del Ministero Salandra! Fu uno schianto... Gli uomini che mi circondavano impallidirono, ci guardammo negli occhi. Uno di essi aveva due grossi lacrimoni. Mi venne la reazione e dissi secco: “Al vostro posto, pensate al tiro”. Ma il tiro, che pure è ciò che più