Ideale di governo 425 momento. « È la via naturale della mia carriera e avrei già dovuto esservi come il primo degli ammiragli, ma ciò nonostante ho avuto il cuore aggrinzito dal pensiero di lasciare per sempre il mare sul quale quasi incessantemente vivo da quarantadue anni ». Senso panico: « Il pensiero di abbandonare il mare che mi ha dato tutta una vita di dolori, di sofferenze e di soddisfazioni, tutta ima vita di lotta agitata e spesso febbrile, al di fuori della quale mi pareva che ogni cosa fosse sbiadita, mi ha dato una crisi di sentimento, cosi raro e sempre respinto da me come una debolezza. Questa volta fu più forte di me ». « Nell’al-zare il piede l’anima mia è stata per un momento più forte della mia volontà. Basta, è passato ». Intanto « l’assestamento politico non potrebbe andar meglio e più rapidamente. È un’altra guerra vinta. L’Italia aveva bisogno di un uomo, tutti l’invocavano: lo stellone lo ha fatto balzar fuori come un diavoletto di Cartesio ». Come avrebbe collaborato volentieri con quell’uomo che per volontà, passione, coraggio e genio superava di tanto i maggiori da Cagni conosciuti! Il pensiero della famiglia lo rasserenava, ed il fidanzamento di una figlia gli ispirava queste parole: « Tutto il resto passa non in seconda ma in terza linea e mi potrei scrivere sul petto il motto dei fascisti per quanto riguarda me personalmente e la mia carriera ». Finalmente, agli ultimi di novembre 1922, avverti da Gaeta: « Giovedì sera ammaino la mia bandiera, al tramonto... ». In dicembre era già insediato a Roma nella nuova carica, e diceva scherzoso: « Posso sbagliarmi, ma dal modo come mi salutano gli uscieri e il portinaio del Ministero, mi sembra che le mie azioni siano in rialzo ». Per distrarsi dalla solitudine in cui viveva nella capitale, frequentò famiglie amiche dell’alta società romana. Mancavano ancora cinque anni al limite di età in cui avrebbe dovuto lasciare il servizio attivo. Ma i tempera-menti di Cagni e di Revel non tardarono ad urtarsi perché il primo assunse la presidenza del Consiglio Superiore col suo impeto consueto di accentratore, insofferente di vincoli e secondo direttive personali ben definite, proponendosi an-