Contrasto fraterno 437 una nube; dopo ore di discussione durante le quali Cagni aveva insistito per l’esclusione definitiva di Giulietti e di Poggi, D’Annunzio chiese tempo per riflettere e per stendere un suo messaggio ai marittimi. Ma l’ammiraglio attese invano per tutta la sera, la notte ed il mattino seguente, e dovette ripartire a mani vuote. Evidentemente nell’animo del Comandante maturava una diversa soluzione. Infatti il 13 gennaio, improvvisamente si proclamò capo unico della Federazione e telegrafò all’amico: « Come già io ti dichiarai, sono oggi il capo effettivo della Federazione. Avverto Costanzo Ciano. Mando il mio messaggio definitivo. Mi auguro coi più caldi voti che mi sia risparmiato il dolore di combattere contro l’eroe di Buccari e l’eroe della gesta d’oltremare ». L’ammiraglio gli replicò di essere pronto a consegnare gli uffici federali, ma D’Annunzio 10 richiamò a Gardone per evitare un distacco e « salvare quello che deve essere salvato ». Cosi il 15 gennaio i due si ritrovarono soli al Vittoriale per discutere un testo di accordo che il poeta aveva preparato. Cagni reclamò alcune modifiche tutte intese allo stesso fine di escludere i soliti pretendenti dalle cariche federali come aveva sostenuto fin dall’inizio. D’Annunzio le accolse e scrisse di suo pugno il testo definitivo, che firmarono. Parve cosi che un perfetto e sicuro piano di collaborazione fosse concluso. Ma i primi atti del poeta per rimettere in funzione l’organismo sindacale dimostrarono subito che gli era impossibile quella « direzione senza intermediari » che era stata decisa per volontà di Cagni ed esplicitamente dichiarata nel testo dell ’accordo. La formula era chiara ma l’interpretazione fu controversa. Il poeta non poteva fare l’organizzatore e presto si seppe che per la fine del mese aveva convocato a Gardone i segretari di sezione ad un convegno che Poggi avrebbe presieduto a suo nome. La questione tornava di colpo all’origine. Non disposto a subire 11 nuovo equivoco Cagni telegrafò per avvertire della necessità che Poggi non rientrasse nel gioco. Allora fra i due amici scoppiò acerbo contrasto. D’Annunzio rispose dolendosi del nuovo malinteso e di sentirsi contrariato; come stupito, invocava fervida e leale