— 122 — Costantinopoli, alcuni dicono con licenza di Scanderbeg per ripigliarsi quivi la moglie ed i figli, altri nascostamente e per nuovo tradimento. In Costantinopoli non ebbe buona accoglienza e alcun tempo di poi morì per veleno propinatogli dal Sultano, lasciando la moglie ed i figli, che si erano convertiti alla fede maomettana. Se Amza non si fosse macchiato di tradimento, egli sarebbe probabiMente succeduto a Scanderbeg, essendo Giovanni Castriotta assai piccolo per salire sul trono d’Albania alla morte del padre. In Albania egli occupava il secondo posto nella pubblica estimazione dopo Scanderbeg, non solo come nipote del fratello più grande, ma anche per essere il più valoroso dei generali di lui; e dopo Moisè era reputato il più provetto nell’arte della guerra. Per educazione, prudenza, eloquenza non v’era chi l’eguagliasse. Era mite, amante del popolo, liberale e tutto quanto egli possedeva e guadagnava in battaglia distribuiva ai soldati. In una cosa poi eccelleva sullo stesso Scanderbeg, nel sapersi conciliare l’affetto di tutti. Gli ufficiali ed i soldati lo amavano tanto che, mentre egli ora prigioniero, si lagnavano apertamente che Scanderbeg non avesse perdonato a lui come aveva perdonato a Moisè e Giorgio Stresio Balscia. Queste lagnanze e il pericolo di una ribellione erano state le cause per cui era stato mandato nelle prigioni di Napoli. Amza aveva grande amore per la guerra e avversione per la pace, come Scanderbeg. al quale somigliava in tutto fuorché nella virile moralità e nella dignità dell’aspetto. Aveva statura men che mediocre, corpo indurito, snelle le membra rotto ad ogni fatica, non bello e non maestoso l’aspetto, come gli altri principi della Casa, dei Castriotta, ma maschio animo e nato al comando. Col suo tradimento l’Albania perdette chi sarebbe» stato un secondo Scanderbeg, e chi ne avrebbe forse mutato radicalmente la storia avvenire. Nel 1459 ¡1 Sultano adottò un altro piano p'er schiacciare Scanderbeg, mandandogli contro un esercito l’un dopo l’altro, senza intervallo di tempo, senza concedergli tregua, per spossarlo e minarlo. Sinan pascià entrò in campagna con 20.000 uomini. Scanderbeg lo attendeva nelle strette dei monti di