3^4 S [¡fetenza dell'ammiraglio A certi rilievi che gli furono mossi da Venezia per i suoi recisi atteggiamenti politici replicò fermo: « Non mi devio un filo dalla condotta che io credo un altissimo dovere di coscienza per chi ama veramente la marina e la vuole grande e degna del nostro paese ». « Posso commettere errori ed anche molti, ma giammai di proposito, perché cerco sempre di agire con tutta la mia coscienza e con quella modesta intelligenza che la natura mi ha dato ». « È un’ora di passione per chi conosce le popolazioni di Veglia, d’Ar-be e della Dalmazia. Io sono proprio in uno stato di sofferenza come se aspettassi la mia condanna più terribile ». Sentiva che l’Italia sarebbe stata defraudata dei suoi diritti durante le trattative di pace e proprio dai suoi exalleati. Ma in questo disagio non cessò dal rafforzarsi militarmente e dal ricostruire la vita civile in Pola: sovvenzionò i pensionati dell’ex-governo imperiale ridotti alla fame, controllò l’amministrazione della giustizia civile e penale, intimò la consegna delle armi e lo sfratto di chiunque non fosse residente nella città prima della guerra. Tredici giorni dopo il suo arrivo, il 18 novembre, fece riaprire le scuole italiane. Dal “Pisa” era trasbordato sul panfilio imperiale “Mira-mar” installandosi nell’appartamento di bordo che era stato di Francesco Giuseppe, a suo parere scomodissimo. In una lettera a un amico diceva candidamente di aver avuto un bel “toupet” nel poter prendere le navi e sgombrare trentamila armati ostili con forze tanto inferiori a sua disposizione. Ma è di quei giorni il giudizio del comandante Cu-turi che definiva Cagni a Pola come « thè right man in thè rìght place », giudizio confermato dallo storico di Pola, Be-nussi, in un suo libro: « È fortuna grande per l’Italia avere qui un uomo come Umberto Cagni: preziosissimo. Lanciato nel punto più difficile e più delicato fra le nostre occupazioni, con dinanzi a sé rappresentanti, ministri e ammiragli della Jugoslavia che avevano cominciato col non voler cedere né il porto, né i forti, né le navi, e che avevano a loro disposizione trentamila armati, l’ammiraglio Cagni, con una pazienza eroica, con un tatto ch’è al disopra di