202 sero a cedere finalmente alle continue istanze di papa Gregorio IX e a sciogliere le vele dal suo regno di Napoli alla volta di Terrasanta. Le cose di questa infatti, dacché la Crociata dei Francesi e Veneziani deviando dal suo principale scopo s’ era trattenuta alla conquista di Costantinopoli, erano andate sempre peggiorando. Ai continui assalti dei Turchi si aggiungevano i flagelli del cielo, la peste ed i tremuoti, la debolezza dei regnanti, i femminili raggiri. Alfine i cristiani, pensando a porre la corona sul capo di un principe valoroso, avevano mandato a levare alla corte di Francia Gualtieri di Brienne prode cavaliero. Fu allora proposta una nuova Crociata ; Innocenzo III non restava dall’ eccitarvi tutt’ i principi d’ Europa, ma Enrico III d’Inghilterra benché prendesse la croce si mostrava poco disposto a lasciare il suo regno ; Luigi VII di Francia era tutto occupato nella sua guerra cogli Albigesi ; Federico II assai più premuroso delle cose d’Italia e del suo regno di Napoli, che di quelle lontane di Terrassanta. Non vi fu che Andrea III d’Ungheria, il quale seriamente pensasse ad adempiere al suo voto, e avea domandato per ciò gli occorrenti navigli ai Veneziani. Per un trattato del 1216 il re faceva formale rinunzia alla Repubblica d’ ogni sua pretensione su Zara e sue pertinenze (1) : guarentivasi la libertà del passaggio, della dimora, del commercio a’ Venezian in Ungheria come agli Ungheresi a Venezia, solo pagando reciprocamente le solite gabelle ; il doge fornirebbe le navi occorrenti pel passaggio, dichiarandosi che quelle della portata di cinquecènto migliaja di libbre dovrebbero avere cinquanta marinai, e per esse pagherebbe il re cinquecento (1) Et de cetero ñeque per se neque per siiccessores suos, aliquam facer e vel fieri debeat querimonia sup. dieta civitate Jadrae et ei perti nentiis. Pacta IV, p. 142, t.