444 Console del mare Casa degli Orfani della marina mercantile creata a Santa Margherita sotto gli auspici del Consorzio. Forse in quella circostanza Cagni aveva mandato un saluto a D’Annunzio per fare pace, perché il 2 maggio il coetaneo gli mandò un ritratto con questa lettera commossa: « Mio caro Umberto, gli spiriti solari, come i nostri, vincono ogni ombra. E sono felice del nostro spontaneo abbraccio, attraverso la distanza e il silenzio, in un giorno glorioso. Ti mando, o fratello mio alto, il più nobile de’ miei visi di guerra; e un segno di buona sorte, nell’impresa e nel motto di Alamanno Salviati: “suis viribits pollens”. Non è il motto breve della volontà invitta? Da più mesi vivo qui con l’ombra di Tomaso Gulli. Non dispero che tu salga con me sul ponte della “Puglia”. Ti abbraccio ». In quel tempo passò per Genova la coppia reale d’Inghilterra giunta in treno speciale per imbarcarsi sul “ Victoria and Albert” che salpava verso il sud. Re Giorgio, convalescente da grave malattia, desiderò viaggiare privatamente e senza incontri neppure con le autorità. Solo la principessa Vittoria, sua sorella, era al ponte dei Mille per salutare gli augusti parenti; ma accanto a lei spiccava sulla banchina l’alta figura di Cagni, il signore del porto che la Principessa presentò ai Monarchi col titolo inglese che gli era stato conferito in guerra: sir Umberto Cagni. Poco dopo l’ammiraglio parlò davanti a Vittorio Emanuele III venuto ad inaugurare il grande bacino di carenaggio. Solo durante l’estate si concesse un breve riposo di cui aveva estremo bisogno, e sali a Courmayeur, la patria delle guide alpine. Mandò a cercare il vecchio Petigax, che subito venne con la moglie a fermo passo di montanaro. I due uomini si abbracciarono commossi e si sedettero a un tavo- lo di caffè impegnati a scambiarsi notizie dopo la lunga separazione mentre attorno a loro si stringevano in cerchio rispettoso i paesani. D’Annunzio mantenne i contatti con altre lettere: «A tratti io ti do la voce, da poppa a prua, nella tempesta che non colpisce noi ma alcuno dei nostri prossimi ». Gli raccomandava Emilio Marollo, un abruzzese, per una occupazione in porto, ed aggiungeva: « Io ho l’angosciosa nostalgia del mare, su questo lago che sembra irritato dalla scia di