362 LA CITTÀ SOTTO IL TERRORE così nella caligine della notte, rimase senza difficoltà in mano ai nemici. Soldati e partigiani del Luogar si diedero a cercare per le case quelli del partito veneziano. Alcuni (diamo i nomi nella forma dialettale citata dal Cancellieri), ser Zuan Antonio Bachin, ser Durligo de Zuliam (Odorico de’ Giuliani), ser Andrea de Pas (Pace), ser Nicolò Toffani, ser Mirìgo (Almerico) de Lissiza e ser Michel de Basei (Baseggio), furono presi in letto. Altri nelle strade, mentre fuggivano. Alcuni, con Cristoforo de’ Cancellieri, riuscirono a scampare. Tutti i prigionieri furono portati a Duino e posti a soffrire in fondo di una torre. Le case loro e quelle dei fuggiaschi, che si dichiararono in bando, furono poste a sacco che mai fu vista tanta crudeltà. La città venne occupata come terra nemica e sottoposta a un regime di terrore. Al seguito dei Tedeschi rientrarono gli esuli politici e alcuni che erano stati cacciati dalla città con infamia, come un Pellegrini, ladro e ribaldo, un Gorgis, omicida, e parecchi di siffatta risma. Il Luogar si presentò — falsamente, pare — come commissario imperiale, destinato a purgare la città dai nemici di Federico e a riformarne il governo. Egli ordinò subito d’arrestare i tre giudici rettori, ser Leonardo de Burlo, ser Francesco dell’Argento e ser Domenico de Giuliani, e il vicedomino Odorico de Bonomo, come traditori, e li fece gettare nelle carceri di Duino. Quindi chiese di proporre lui i nuovi giudici. Trovato ostacolo presso alcuni uomini della sua parte, tra i quali Antonio de Leo, domandò tale privilegio per un’unica volta. Quindi congregò il Consiglio maggiore nel modo solito, col suono della campana, ma aprì le porte a chiunque volesse entrarvi: vi parteciparono infatti molti di frodo, che non erano del Consiglio. Il Luogar propose a giudici Antonio de Leo, Nicolò de Messalti o Tomaso Chicchio (o Cicio), e fece approvare la nomina non secondo gli statuti, a scrutinio segreto « con le bussole e le ballotte » o coi « bulitini », ma con votazione orale. Dominati dal terrore, sapendo tutti che la prigione o il bando spettavano agli oppositori, i convenuti approvarono. I giudici (tra i quali, come dicevamo, era il vecchio e illustre Antonio de Leo, stato capitano di truppe triestine nel 1431, nel 1444 e nel 1463, negoziatore della pace nel 1463, stato altre volte ambasciatore a Venezia e allTmperatore e nel 1465 oratore per Federico a Roma) scrissero tosto all’imperatore,