I BANCHIERI - IL DIALETTO LOCALE Oltre cinquanta esuli cercarono rifugio sino al 1380 nella città, quivi vissero con le loro famiglie e si formarono la nuova patria. Vi arrivarono alcuni con ingenti quantità di danaro e buona parte di loro fecero i banchieri, finanziando probabilmente in modo speciale il commercio marittimo, che aveva bisogno di molti capitali. Vennero a Trieste molti degli Agolauti, alcuni degli Scolari, degii Ubriachi, dei Linari, dei Dusmani, dei Bostici.^lei Capineri, dei Coppa, dei Malaspina, degli Ugolini, dei Ravignani, un Pietro della Lana e altri fiorentini. 11 più noto fra tutti i fuorusciti rifugiati a Trieste fu Corso di Alberto Ristori, bandito con Dante Alighieri nel 1302. Circa l’ufficio di feneratori o banchieri e prestatori esercitato dai Toscani, conviene aggiungere che più di essi lo esercitavano gli Israeliti. V’era anzi nella piazza del Comune una casa dei giudei, dove questi « tenevano il banco ». L’intensa attività ieneratizia dei Toscani (colpiti nel 1350 per troppe usure) e degli Ebrei è un sicuro indice della vivacità dei commerci. Però questi banchieri non dovevano aver sempre grandi disponibilità o erano fortemente impegnati, se il Comune, avendo bisogno nel 1370 di venti fiorini d’oro, dovette ricorrere al fiorentino Zanobi, domiciliato a Cividale. Gli stranieri che venivano a Trieste — ricordiamo 'i Vrisingoi, i Babich e altri — s’italianavano. I Fiorentini accentavano con una nota di vivissimo spicco il carattere italiano della città. Abbiamo citato più volte saggi del dialetto parlato a Trieste nei tempi di mezzo e l’abbiamo fatto sui documenti e sulla fede dell’Ascoli e del Cavalli, che ne sostennero la « friulanità », senza nasconderci che il molto materiale del xv secolo portato dallo Zenatti, onde provare che a Trieste si parlasse un dialetto veneto-orientale, conserva tutta la sua importanza. La testimonianza di Dante Alighieri, che, dopo avere nettamente distinto il linguaggio dei Friulani da quello degli Istriani, li accomuna nell’esemplificazione, ha un notevole significato per sospettare una loro rassomiglianza. Tuttavia, arguendo anche dalla maggior parte della toponomastica interna della città e dall’onomastica, la quale, a parte la facilità dell’apocope usata dai Triestini, è molto più rassomigliante alla veneta che alla friulana, crediamo che il veneto, importato dal mare, abbia avuto un’estesa e profonda diffusione in tutto il Trecento presso all’originaria parlata ladina. L’esistenza di questo