252 TRIESTE E LA GUERRA DI CHIOGGIA arguire da alcune parole del Cancelliere della Repubblica, Raffaele Caresino (Tergestini de quibus pienissime fulebamus...), il governo veneziano aveva ormai piena fiducia nella lealtà dei cittadini: tanto che non si peritò di rimuovere altre truppe del presidio e, liberando i cittadini da ogni gravezza reale o personale, d’aumentare in loro il senso della libertà e della quiete. Nel 1379, nel culmine della guerra, v’erano in tutto a Trieste centottanta soldati veneziani, sessanta nel castello a marina, cento-venti in quello di San Giusto. La difesa della città era dunque affidata ai cittadini. Si c favoleggiate' d’un’insurrezione che i Triestini avrebbero compiuta nel 1379 e che sarebbe stata domata subito da Venezia. Ma è un errore già riconosciuto, causato da un’inesatta lettura di date in documenti che sono del 1380 e furono attribuiti all’anno precedente. Mentre i disastri si moltiplicavano per Venezia e la flotta genovese di Pietro Doria scorreva il Golfo sino a Grado, battendo il Pisani a Pola; mentre gli eserciti di terra erano ovunque sopraffatti e resistevano solo a Treviso; mentre, espugnata Chioggia, i Genovesi e i Padovani erano penetrati persino nella Laguna e la città stessa di Venezia era posta negli estremi e si vedeva nel perso; mentre dunque, se fosse stata ostile al dominio veneto e l’avesse solo forzatamente subito, aveva cento e una possibilità di ribellarsi, Trieste rimase costantemente tranquilla e fedele a San Marco, ispirando sicura fiducia nella Dominante. Nessuno dei nemici di Venezia potè speculare su una ribellione di Trieste. Però non è da credere che vi mancassero sobillazioni. Erano in città agenti e fautori sia del Patriarca che del duca Leopoldo e certo impastavano intrighi. Infatti l’uno e l’altro dei due prìncipi voleva uscir dalla guerra con l’acquisto di Trieste. Il Patriarca, in un documento del maggio 1379, pubblicato dal Lazzarini, aveva anzi dichiarato che la conquista veneziana di Trieste e le conseguenze che, per i molti divieti fattivi, s’erano avute nei commerci e nell’approvvigionamento del Friuli, formavano una delle cause principali per cui egli aveva cercata l’alleanza del Re d’Ungheria e fatta la guerra alla Repubblica. L’acquisto della città, donde Venezia impediva — a miglior ragione durante la guerra — l’introduzione di viveri e di merci nel