178 ro e non s’immerge nella fatica, di trarne il vero. I popoli ne divengono la vittima. Questi infelici gridano, ma quasi da per tutto sono trascurati, si pensa a fare entrare tanto danaro negli erarii, che sia poi contribuito dal popolo ben nudrito o spremuto dai miseri, pochi se ne curano, o perchè non conoscono questi mali, o per non saper rinvenire 1’ espediente opportuno, o perchè la voce loro, quantunque con ragione dolente, non giunge sino al trono. Il solo modo di ben conoscere 1’ equità e facilità della proposta, è questo, di ricercare ed esaminare gli obietti e le risoluzioni di essi. > I pietosi sindaci si fanno arditamente incontro a tutte le obbiezioni e le combattono, dichiarando i vantaggi che dalla nuova forma d’ imposta deriverebbero, e che la Repubblica come ogni altro principe non può essere misurata nella sua grandezza che sovra il numero, felicità e attività del suo popolo, perchè da questo derivano i suoi prodotti, commerci, forza, difesa. « Lo stato dalla Repubblica, concludono, nella Terraferma esteso, ubertoso di grani di tante diverse qualità, di sete ad ogni uso, non senza canapi, lini e ferro, con porti di mare ed altri minori, con fiumi che conducono ad essi, con clima felice, città e castelli frequenti e terre deliziose, non scarso di popolo ma capace di fiorir maggiormente nel numero di esso, nella coltivazione delle terre e nelle arti, che sono due fonti fecondatori dei commerci e che misurano la grandezza delle nazioni ; perchè questo stato di Terraferma, abitato da un popolo così buono, e governato con leggi così soavi e con tanta mediocrità aggravato, dopo la benedizione della pace che fiorisce per questi soli popoli da quasi due secoli, perchè essendo così vicino a nazioni quasi continuamente travagliate dal flagello della guerra e senza dubbio soggette