264 passioni fortissime in tutt’ i potenti, sono potentissime nei monarchi, intenti sempre a dilatarle e non perder momento di procurarsi nuov’ esca. Sulle presenti nostre convulsioni pertanto i monarchi stanno formando forse il loro giudizio, cosa questa che immerge 1’ animo nostro all’ estremo della confusione e del terrore. Detto si è molto, ma non tutto ancora, e però tutto ai cittadini nostri si sveli e si apra loro amoroso il cuore ed ingenuo. Nel tempo che eravamo a Vienna come ambasciatore, nei tempi torbidi della Polonia, là ho inteso più volte ripetere : I signori Polacchi non vogliono avere giudizio, vogliono contender fra loro, la giunteremo noi, ci divideremo la preda, perchè uno stato che si governa male da sè, chiama i forestieri a governarlo. — Se c’ è Stato che abbia bisogno di concordia siamo noi, che non abbiamo forze nè terrestri, nè marittime, nè alleanze, che viviamo a sórte, per accidente, e viviamo nella sola idea della prudenza del governo della Repubblica veneziana (1). Questa è la nostra forza. E credetemi pure che tutt’ i ministri (2) per ordine de’ loro sovrani hanno commissioni di renderli informati dello sviluppo di queste questioni.... Noi conosciamo la nostra situazione e i mali della Repubblica, noi facciamo un ampio giuramento in faccia a tutta la terra di cercar di prestarci al rimedio, ma bisogna che elle presidiino il loro doge che è nella buona intenzione di regolare i disordini secondo il suo impegno ; non si lascino abbagliare da vane parole, quando prendono in mano il voto, pensino che questo decide della nostra patria ; non si lascino sedurre dall’ incantamento d’un benefizio particolare, nè del bene patrizio, che non sarà, nè potrà es- (1) Terribile confessione da non dimenticarsi nel progresso di queste storie ! (2) Gli ambasoiatori esteri in Venezia.