146 rezza e la gloria del dominio veneziano. Intimo amor al suo Principe, fede incorrotta, abilità maravigliosa nelle cose marittime, e rara industria nelle arti migliori, eran le doti loro, che trasfuse poi col sangue e coll’ esempio nei successivi abitatori perseverano intatte tuttavia al popolo qua presente come ereditario privilegio de’ figlioli, preminenza sull’ animo dei suoi dogi. Voglia pur Dio Signore nel cui nome e dell’ inclito protettor nostro s. Marco intraprendiamo il dogado, secondar alle paterne nostre intenzioni, giacché siamo persuasi che nessun più sodo fondamento stabilir si possa alla privata nè alla pubblica felicità quanto quello di render florida e vigorosa la condizione del popolo veneziano. » Segui 1’ incoronazione il domani primo giugno, e dirigendo di nuovo la parola al popolo dalla scala dei G-iganti, così diceva. « Anche nell’ atto più solenne della nostra esaltazione e ricoperti come siamo delle insegne corrispondenti alla regia condizione della Repubblica, vogliamo riconfermar i sensi poco fa espressi nella nostra Ducal Basilica. Faremo sperimentare a questo popolo prediletto amor da padre e vigilanza da principe, e secondando in ciò fare, le soavi massime del dominio, appagheremo insieme il cuor nostro assuefatto già da più anni a tener in conto di sua propria la vostra felicità » (1). Se non che involato da morte già al 31 marzo del seguente anno 1763, il breve tempo del principato non gli permise di mostrare quanto avesse potuto operare in prò della Repubblica. Negli ultimi momenti si lagnò alquanto di essere stato troppo lusingato da’ medici, i quali non avean- lo avvertito del prossimo suo pericolo, onde avvisando che poco più ancor gli restava di vita, mandò a prendere (i) CicoguajFilza 2895 e altrove.