317 A questo proposito mi è noto che mons. Aud.re gli abbia presentata una breve lista di Cardinali non patrizj, ai quali Vostra Serenità concesse di tenere alcuna di quelle sedi vescovili, prescindendo da que’ molti che le occuparono nei tempi, ne’ quali le disposizioni de’ Pontefici erano rispettate con troppa docilità anche dagli altri Sovrani. Qui cade in acconcio di riferire quanto poco si conservi ancora dalla corte di Roma, dell’ usurpato diritto di nominare vescovi negli Stati degli altri Sovrani. In Francia furono assicurate al re non solo le nomine de’ vescovati, ma d’ ogni beneficio ancora, dal Concordato fra Leon decimo e Francesco primo ; alla Germania dalla convenzione tra Nicolò quinto e Federico terzo, ed alla Spagna dalli assensi di Adriano sesto. Restavano i Pontefici in possesso delle nomine dell! vescovadi d’ Italia, sulle quali credo mio dovere il diffondermi con qualche dettaglio. Pretese il re di Sardegna, spezialmente nel Pontificato di Clemente undeoimo, la libera nomina de’ suoi vescovadi, e dopo varj contrasti finalmente la ottenne. Non resta altro adesso di quelle mense vescovili a disposizione del Papa, che la sola di Tortona, per la quale per altro S. M. raccomanda al Papa la persona, che sempre viene preferita da Sua Maestà La Repubblica di Genova presenta tre soggetti per cadauno vescovato vacante, ma istruisce sempre il Cardinal nazionale, incaricato de’ suoi affari, che adesso è il Cardinale Spinola, di far cadere la scelta sopra una piuttosto che l5 altra delle tre persone nominate. Anche li vescovi della Toscana o per nomina o per raccomandazione, dipendono intieramente dalli arbitrii di quel Sovrano. Per la Lombardia austriaca è noto che l’imperatore ha riassunta la facoltà di nominare ai vescovati, qualifi-