310 la prima volta dalli sapientissimi progenitori di Y.V. E.È. ed imitato poscia da tutti gli altri Sovrani. Fu un tempo in cui li Pontefici, col favore d’insigni talenti e di circostanze le più opportune, seppero immaginare dei sistemi politici, maneggiare, o dettar trattati, occupar Stati, disponere e trasferir dominii. Giunse la industria di quelli fino a diffondere la loro autorità nelli Stati degli altri Sovrani, e per la pietà degli uomini, render tributario il mondo tutto cattolico. Ora sono mutate le cose in modo, che perduta a poco a poco ogni influenza politica, conservano essi appena qualche segno di esterior distinzione, in confronto degli altri monarchi, e piccole autorità, con molto minori vantaggi, negli altri dominii. Non deve perciò recar stupore, se le considerazioni tutte politiche del Ministero, dirette una volta a dilatazioni del dominio ed all’ ingrandimento della ricchezza nazionale, sieno adesso concentrate nel calcolar li tempi della probabile restrizione del primo, e nel preservar 1’ altra possibilmente. Contemplo pertanto con afflizione quel momento, in cui per la morte del presente duca di Modena, ricaderà quello Stato in potere d’un Arciduca, a cui per conseguenza saranno trasferite le ragioni Estensi sopra il Ducato di Ferrara. Sarebbe cosa superiore al mio ufficio ed anche più ai miei talenti, se volessi immorare sulle considerazioni delle alterazioni, che questo avvenimento può cagionare, importanti ai Principi vicini a quel Ducato. Appartiene alla sapienza dell’ eccellentissimo Senato, il prevedere. Le cose interne poi dello Stato Pontificio sono nel più gran disordine, e, decadendo sempre, sempre più diminuisce di forza e di autorità quel Governo. L’ erario è costi-