267 il 29 maggio avea a seguire il suo solenne ingresso nella Merceria. Erano a simili occasioni sempre splendidi gli apparati, sontuose le feste, ma questa volta superavano quant’ altro mai si fosso per 1’ addietro veduto. Accompa-gnavanlo per la Merceria, sfarzosamente addobbata, fino a treconto cinquanta duo nobili, in vesta di magistrato, turba immensa di popolo plaudente, una faraggine di scritti fu pubblicata ili suo onore in prosa ed in verso, nei quali veniva celebrato come il vero cittadino, l’amatore della giustizia e del popolo. Fino da varie città suddite vennero deputazioni a complimentarlo ; era insomma un vero trionfo che non poteva non ispiacere agli ambiziosi, agl’ invidiosi a quelli che bene scoprivano le sue mire, e a che tendesse tanta sua popolarità. Presentavasi al doge e così orava : « Mi accosto al soglio di Vostra Serenità per assumer legalmente il possesso della dignità di Procuratore di s. Marco, a cui spontaneamente la patria mi sollevò. Sarei superbo della mia sorte, se fossi contento di riguardar solamente il generoso concorso del voto pubblico e l’accoglienza assai favorevole della nazione, ma cercando la gratitudine mia con quali mezzi mi sia concesso di retribuire a tanta grazia, lo splendor medesimo di questa mi rattrista e mi avvilisce il timor di vedere un giorno troppo scarsamente saziata sì onorevole e pubblica aspettazione. Se mai bastasse, principe Serenissimo, eccellentissimi signori, ad allontanare la taccia di cittadino ingrato la più soda perseveranza nell'assiduità dell’applicazio'ne, nella fortezza dell’ animo, nella giustizia del cuore, nella verità della lingua, Vostra Serenità, interprete sacro della Repubblica, non mi abbandoni del quasi giusto conforto di assicurar-nela ; e la mia partenza dal soglio sarà accompagnata da quella ilarità che non fu la compagna di questo mio ap-