174 a maggiori imposte, perchè questi paesi per ’tante viste essenziali felici e preferibili ad ogni altro, non sono affollati quanto dovrebbero esserlo e non moltiplicano nel numero degli agricoltori ed artisti ? * Lo insegna la ragione ed il fatto. Questo arriva perchè il grande numero delle imposte, il modo con cui vi si esigono e tanti malvagi strumenti di estorsione che vi si meschiano e presiedono alla raccolta delle gravezze, sfigurano il loro nativo aspetto e le moltiplicano con una eccedenza che non ha per confine che la loro sete e capriccio. » Così adempievano quei benemeriti sindici inquisitori con zelo, con franchezza, con aggiustatezza di vedute al- 1’ incarico avuto, e mostravano chiaramente come le gra- vi imposte ruinano 1’ industria, le arti, il commercio, scemano la popolazione, aumentano la poveraglia, riducono alla disperazione i contadini, sui quali alla fin fine ricadono. Così parlavano al loro governo, cui non cercavano adulare, nè rendersi accetti e mercare a sè cariche ed onori col nascondere il vero stato della popolazione. E il governo benignamente li ascoltava e li approvava, e se non sempre 1’ azione corrispondeva al sentimento, per una pur troppo deplorabile mancanza di energia, e pel potere tremendo della consuetudine, mostrava almeno che il bene dei popoli era 1’ oggetto delle sue sollecitudini, e preparava la via a progressivi miglioramenti. Un disordine massimo però minacciava tutta la pubblica economia, e chiedeva pronto e forte riparo. Le antiche leggi tendenti a limitare il passaggio dei beni secolari nel clero, e il consecutivo sproporzionato arricchimento di questo, erano male osservate, e i patrimonii delle famiglie, e lo stato intero correvano incontro ad una generale ruina. L’ argomento eccitò 1’ attenzione