193 che alle commerciali, delle quali non aveva fatto grande studio, ma che peraltro aveva inteso dire da quelli i quali pretendono di saperne, che si erano spesi molti milioni in quella città senza che l’utile fosse corrispondente al dispendio. A ciò 1’ imperatore disse, che forse era vero, ma ora la spesa essendosi fatta, bisognava coglierne vantaggio, e che 1' anno appresso sarebbesi recato colà per vedere coi proprii occhi se le cose erano come venivano rappresentate, di che aveva anch’ egli qualche dubbio. Così terminò questo interessantissimo colloquio, che in brevi cenni ci mostra, quali fossero le vedute dell’imperatore e del cav. Tron in materia di commercio. Giuseppe partì nella stessa notte della conversazione, sollecitato com’ era di essere a Vienna pel giorno 30 : « Ella che è pratico del viaggio di Vienna, disse al Tron, sa che non ci vogliono meno di cinque giorni per consumarlo. E vero che volendo far da corriere potrei anche supplire in quattro, ma a dirglielo con confidenza, queste cose così sollecite non piacciono all’ imperatrice mia madre ». Partì dunque la nòtte del 25 luglio pieno di ammirazione di quanto avea veduto in Venezia, e promettendo di tornare 1’ anno seguente quando fosse per recarsi a Trieste ed il Tron, nella sua relazione al Senato, diceva di lui : « Egli’è un sovrano fornito di molto talento, che ha avuto un’ eccellente educazione, la quale più che qualunque decreto e legge infinitamente contribuisce alla felicità degli Stati. Possiede perfettamente le quattro lingue francese, italiana, tedesca e latina, e sa anche qualche cosa dell’ unghero linguaggio, da quello mi è noto. E sobrio, sempre si applica, amante della gloria, e gli piace di esser laudato. Ha principii di retta giustizia rispetto ai suoi sudditi, che procurerà di render felici. Mantiene con fede la parola che egli dà, come ho anche veduto col fatto Vol. Vili. 25