211 di tanto onore, sarebbersi così corretti i costumi, soddisfatti i sudditi colla speranza di poter anch’ essi un dì aver parte al governo col divenir cittadini, coll’ esercitarsi nella Cancelleria, col servire alla patria ; sarebbesi ravvivata infine la Repubblica senza bisogno di riforme, di nuove leggi, di rivoluzioni, solo tornando quasi all’ antico sistema delle elezioni, e alle forme dalla primitiva costituzione suggerite. Continuava 1’ Emo nel suo fervore pel pubblico bene sollecitando altre proposizioni di riforma concernenti i bilanci e le finanze, il prezzo dei viveri e il corso delle monete ; si autorizzasse il Senato a far uso dei capitali giacenti per 1’ erezione d’ un progettato albergo pei poveri, col quale provvedere alla vera indigenza, togliere la questua. Fu agitata la questione d’ un monte di Pietà, ma gli otto mesi assegnati alla Correzione toccavano al termine, ed essendosi anche in questo frattempo ammalato l’Emo, non fu progredito più oltre. Poesie, satire, pasquinate d’ogni sorta accompagnarono il termine dell’ opera dei Correttori, varie, secondo vario era il pensare dei partiti. Nè mancavano neppur allora le caricature, ed una rappresentava i cinque Correttori, secondo la diversa loro indole, raffigurando Alvise Emo su d’un cavallo sboccato e focoso che da lui animato con gli sproni e colla frusta a correre a briglia sciolta, andava a dar di cozzo in una grossa colonna di marmo ; Alvise Zen e Lodovico Flangini in calesse da posta correndo furiosamente dietro al suddetto cavallo e guardando coll’ occhialetto 1’ Emo ; Pietro Barbarigo che zoppicando a piedi faceva mostra di sforzarsi a seguitar il calessse ; Girolamo Zulian colla frusta in mano studiando di sollecitare al moto il Barbarigo (1). (1) Filza 2959 Cicogna.