206 come la Parte indicava, trasandando quelli che per tali caratteri appunto sostenevano le cariche più eminenti, giacché a chi altro affidar vorrebbesi quella sì importante della legislazione? (Pare che l’impazienza dell’assemblea a questo punto lo confondesse e lo sconcertasse per modo che altro non potè se non ripetere quanto avea detto degli studii fatti sulle leggi, conchiudendo che se in quel giorno non fosse approvata la Parte di eleggere i Correttori, accordando loro il termine di sedici mesi per l’esame di tante leggi, grave danno ne risentirebbe la Repubblica). Pochi furono, e soltanto per parte de’ suoi aderenti gli applausi, anzi da molti ne fu schernita la millanteria, mentre invece salutavasi con festa la nuova comparsa dell’ Emo sulla bigoncia, il quale con robusto discorso prese a dimostrare non essere sua intenzione che si avessero ad escludere gl’ insigniti di alti ufficii dello Stato, ma sibbene che eletti alla correzione avessero a rinunciare a quelli ; e la Parte fu vinta secondo il suo parere, cioè con ampliare la commissione ai Correttóri onde avessero a versare sui molteplici oggetti proposti, che a soli otto mesi se ne limitasse la durata, che eleggere si potessero fra tutt’ i patrizi eccetto gl’ impiegati di fuori, ma avessero a rinunziare a qualunque altro ufficio tenessero ed in quegli otto mesi fossero esclusi da ogni altra elezione. Cominciò allora un vivo maneggio per le elezioni, tra’ quindici pròposti rimasero approvati il primo giorno soli tre, cioè Alvise Emo, Lodovico Flangini e Pietro Barba-rigo ; nella seconda adunanza ebbe il numero dei vq{,ì fra sedici proposti il solo Alvise Zen, già Correttore nel 1762, finalmente nella terza rimase eletto Girolamo Zuliani. Così compiuta l’elezione il dì 31 agosto fu dato per se-