IL Guglielmo nella primiera considerazione appo questo, e avere scritto ultimamente al conte di Yaudemont governatore a Milano in modo da non iscorgersi in lui alcuna disposizione ad entrare in guerra. Rispondeva il Cappello attestando della premura della Repubblica per la conservazione della pace generale d’Italia, che perciò avea scritto a Vienna e Roma(l) ingegnandosi di recare ad effetto una mediazione che valesse a stornare tanti mali ; non aver mai dubitato delle ottime intenzioni di S. M. Cristianissima delle quali ora riceveva nuova testimonianza, avere però secondo gli antichi istituti, per ogni buona regola di governo, dovuto munire ad indennità de’ sudditi le piazze del dominio in Terraferma ; che del resto confidava in Dio, volesse inspirare ai principi pensieri di pace e buon accordo. Trovavasi infatti il Senato in grande imbarazzo e la questione fu a lungo dibattuta. Dicevano alcuni, bella e lodevole cosa essere la neutralità, ma ove sono le forze per sostenerla, per imporre alle potenze belligeranti di rispettarla ? E, ciò non avvenendo, non esser essa, per riuscire indecorosa allo Stato, di danno a’ sudditi esposti alle violenze e all’ arbitrio dei contendenti ? Non segui-rebbene forse in essi scemamento di affetto, vedendosi abbandonati ai capricci di feroce soldatesca ? La parte soccombente inoltre non mancherebbe anch’ essa di levar lamenti contro la Repubblica accagionandola forse anco di aver favorita la contraria ; non aver così operato i maggiori dopo la famosa lega di Cambrai, ma prudentemente destreggiando e secondo gli eventi regolandosi erano pervenuti a riavere tutto il possesso del loro Stato di Terraferma ; unendosi la Repubblica con (1) 23 Dio. 1700 Corti, pag. 141.