305 dosi 1’ aria di filosofi, porger primi la mano alle riforme, e a scuotere nell’ opinione le basi della propria autorità, nel tempo stesso che non consentivano al menomo sce-mamento nell’ esercizio di essa, anzi adoratori dell’ assolutismo, voleano perfino il progresso per comando sovrano, senza le debite preparazioni, e con tutt’ i mezzi della tirannica violenza, non considerando che non è pel volere di uno, che le riforme, anche ottime, mettano radice, ma pel bisogno sentito dall’ universale. Solo quando le idee di miglioramento sieno scese nel ceto medio e nel basso popolo, si fanno sì tenaci, che a distruggerle non bastano nè carceri, nè capestri, nè cannoni. Questo però non era ancora il caso ai tempi di cui parliamo, e perciò le intenzioni sebbene rette, vennero disconosciute, e trovarono da per tutto resistenza, odio, reazione. Era però germe che preparavasi a fruttare per l’avvenire. Il movimento avea avuto principio dalla cacciata dei Gesuiti dal Portogallo per opera del Pombal, ministro di Giuseppe Emmanuelo (1754-1777), uomo dispotico nel volere, vigoroso nell’ eseguire, e che perciò appunto, non ostante le sue lodevoli mire di liberare il regno dai ceppi del medio-evo, incontrava da per tutto opposizione ed odio, eziandio tra il popolo, a cui benefizio intendeva rialzare il commercio e l’industria, introdurre l’istruzione, abbattere le superstizioni, contenere in giusti limiti i preti e la nobiltà. Ma voleva introdurre questi beni colla forza ; orribili sotterranei, bandi, supplizii colpivano ogni renitenza, onde avvenne che colla morte del debole re, cadde anche il suo ministro, e la reazione alzò di nuovo il suo capo, e 1* opera del Pombal andò distrutta. L’ esempio del Portogallo era stato seguito dalla Spagna, specialmente per opera del ministro Aranda, ma anche là i divisati miglioramenti dovettero cedere a chi Vol. Vili. 89