270 nella quale si sparlava del governo, si preparavano le arringhe da tenersi, e giungevasi fìuo a dire che il Maggior Consiglio avrebbe fatto ciò che il Pisani e il Couta-rini avessero voluto. Un solenne pranzo era stato dato alla Bragora (1), nel quale il Pisani avea detto : Animo, stiamo forti, e tutto anelerà bene ; scritti rivoluzionarii si trovarono nell’ urna dei suffragi. Dopo maturi studi parve pertanto agl’ inquisitori non aversi a badare più oltre, ed era il 31 maggio 1780 alle quattr’ ore di notte, quando il Grislanzoui loro secretano, il Cristofoli, un colonnello con alquanti soldati dalmati si recarono al casino del Pisani a s. Mosè dove trattenevasi ¿on alcuni amici, e trovatolo in un suo studiolo, gli furono domandate le chiavi delle carte. Rispondendo il Pisani tenerle il suo secretario Cristoforo Busa, gli fu imposto di scrivergli subito un viglietto coll’ ordine di consegnarle, non escluse quelle che il tìislanzoni seppe indicare trovarsi custodite in certo segreto ripostiglio. Scritto il biglietto, il Pisani disse alcune parole di conforto alla moglie, e s’ inviò rassegnato e con fermo animo ad una gondola che 1’ attendeva e il condusse a Fusina. Colà fatto entrare in una carrozza, che tenevasi pronta fu condotto a Padova, poi a Vicenza ove chiese un Orazio per accorciarsi la noia del viaggio, e giunto a Verona fu colà chiuso nel castello di san Felice. Dopo1 dieci anni tramutavasi al Pisani la rilega-zione dal castello di s. Felice di Verona, in quella più dolce nella sua villa di Monastier, ma perseverando egli sempre nelle sue idee di novazioni e di sconvolgimento degli ordini della Repubblica, gl’ Inquisitori riferivano il 23 settembre 1790 al Consiglio de’ Dioci, che avendo coih tinuato sempre a sorvegliare il Pisani, aveano verificato persistere egli tuttavia nelle sue massime, tenere carteg- (1) Contrada di Venezia.