266 LIBRO XXVII, CAPO XXX. delitti commessi prima che la citlà fosse assoggettata alla Signoria veneziana; sicché possa tranquillamente dimorarvi e possedervi i beni, che non per anco gli fossero stali legittimamente confiscati. Ai quali capitoli fu aggiunta un’ altra domanda per l’erezione o fondazione di un ospizio in Rimini coi soliti benefizi e privilegi ed esenzioni, che soglionsi concedere a simili luoghi, e sulla foggia delle altre città appartenenti al dominio della repubblica. CAPO XXX. Risposta del senato alle domande dei riminesi. Non fu tardo il governo della repubblica a prendere in esame le varie domande esposte dai riminesi nella loro supplica al doge ; ed a ciascheduna di esse fu data la risposta, che meglio parve adattata al bene di quella ciltà ed ai diritti di padronanza della repubblica. Perciò alcune furono esaudite assolutamente, altre modificate ed altre rigettate. Anche di esse giova inserire in queste pagine compendiosamente il senso, il quale riducevasi a quanto segue (1) : (i) Anche di queste risposte ci conservò «cum hoc quod per dominium nostrum il testo colle segueali parole il Sanudo n provideri habeat de tempore in tempus (Diaru, tom. V, pag. 452 e seg. ). « de regimine illorum ex dictis locis que « importante sibi videbuntur prout neces- Hesponsiones illustriss. domimi ad ca- « sarium judicaverit. pitula comumtatis Arimini. « Ad secundum respondelur, quod pro » sublevatione illius civitatis nostre sumus u Ad primum respondetur. Nos esse « contenti ut de ipsis tribus daciis in capita contentos quod terre ville et loca jurisdi- n tulo expressis cives et incole ipsius civi-” ctionis Ariminensis, que tempore per- « tatis nostre Arimini sint et servari de-» mutationis per nos facte cum domino n beant immunes et exempli per annos ” Pandulfo de Malatestis actualiter possi- v> quinque tantum, quo tempore elapso di-” debantur per dictum dominum Pandul- « eta dalia ab omnibus postea indifferenter ” fura sint ad eandem conditionem cum « solvantur juxta consuetum. ” cmtatc Arimini quam erant tempore di- » Ad tertium respondetur, quod consi- » cte permutalionis et aquisitionis nostre « derato quod dacia hujus civitatis vestre