Difensore della vittoria 4°3 battenti dei battaglioni “San Dalmazzo” e “Dronero”. Il loro comandante generale Poggi si diresse al comando del dipartimento per prendere ordini dall’ammiraglio, ma lo trovò morto e dovette attendere l’arrivo del successore. Cagni giunse in serata, adunò le autorità per informarsi e orientarsi; l’esperienza fatta ad Ancona nel 1914 gli servi per dare le prime giuste disposizioni. Ordinò che all’indomani si celebrassero solenni funerali al suo predecessore con tutti gli onori prescritti, e impose a chi doveva di parteciparvi, né ammise le obiezioni dei pavidi che temevano la folla. E il corteo si svolse nel modo più perfetto, maestoso al ritmo delle marce funebri: l’ammiraglio seguiva il feretro in gran divisa come tutto il suo Stato Maggiore. 11 suo coraggio e la fama del suo coraggio diedero respiro ai cittadini, ai funzionari, a tutti gli spauriti che respirarono per l’intervento di quell’uomo provvidenziale, mentre gli anarchici si rintanavano intimoriti. Cagni non era un militare violento e ottuso di quelli che si impongono con una bravata senza curarsi di eliminare le vere cause sociali ed economiche di ima situazione critica. Infatti non si preoccupò solo di tenere allenate le truppe venute per il servizio d’ordine, ma anche di dar lavoro agli operai disoccupati impiegandoli nell’arsenale e promuovendo l’esecuzione di opere pubbliche utili da parte del governo, della provincia e del comune. Al Ministero che l’autorizzava a scegliersi una sede provvisoria in qualche albergo, rispose che « essendo di dominio pubblico la voce che gli anarchici avrebbero assalito il Circolo della Marina per stabilirvi il soviet, cosi ho giudicato provvedimento opportuno stabilire in quei locali l’alloggio per me e per il mio Stato Maggiore ». Ebbe cura dei bravi alpini che invano i sovversivi tentarono di subornare. Trascurò il Senato perché lo interessavano fatti ben più importanti delle discussioni parlamentari. Dopo la marcia di Ronchi era esplosa l’ira vilissima di Francesco Saverio Nitri; il politicante dall’animo arido, perso ogni senso di dignità personale e nazionale eccitò il popolo contro i “disertori” di Ronchi, chiese scusa agli alleati e si affannò per indurre D’Annunzio a rinunciare all’occupazione. Riuscito