7° XVIII. Una fesca singolare. Io non so che razza di piacere sia quello che deriva a certi uomini dal far altrui male, fosse pure una bestia. E però non ho mgi compreso il piacer della caccia. Fin che si cacciasse!' tigri, leopardi, leoni, il comprenderei; ma inseguir con le arme micidiali le lepri, i cervi, i conigli, tender insidie a’teneri augellini, quelle care creature, sì leggiadre, sì vispe, i virtuosi, i musici del inondo pennuto, che fanno ciò che gli uomin non fanno e senza palloni s’alzano in aria, e, senza navigli, asciutti passano il mare; la mi pare tal crudeltà che meriterebbe un § a parte nel Codice dei delitti e delle pene, anzi che leggi a governarne e meglio dirigerne la distru-zion o le cacce. Ben è vero che questa pietà mia non reggerebbe forse alla pruova d’un buon fagiano arrosto o d’un paio d’ ortolani a’ tartuflì, e eh’ io mi ci mostrerei lor sopra crudele al pari del più crudel cacciatore: ma altro è veder quelle belle e soprattutto quelle buone e gustose creature allo spiedo o sur un piatto, altro piene di vita, pei liberi campi dell’ aria; quando col-1’ arme spietate togliete forse un padre o una