296 LIBRO XXXV, CAPO I. magistrati. Ma il papa riputò questa soppressione una gravissima violazione dell’ ecclesiastica immunità, ed il governo di Genova dovette soffrire in pace la riunione di quei pii confratelli nell’oratorio dei gesuiti. Anche in altri stali cercava Paolo V di estendere l’influenza del suo zelo per la conservazione dei diritti ecclesiastici, portati a questo grado di eminenza e di raffinamento. Voleva che la Francia, senza esame nè restrizioni, ricevesse tutte le decisioni disciplinari del concilio di Trento : difendeva nelle Spagne 1’ immunità dei gesuiti : altrove sfoggiava non dissimili pretensioni. Nè andò guari che anche colla repubblica di Venezia non trovas.se occasione di far valere il suo zelo per la difesa di siffatte giurisdizioni. Il primo passo contro i veneziani fu di esigere da loro un soccorso di denaro per ajutare gli ungheresi, molestali con la guerra dai turchi. Ne fece la domanda il nunzio papale con un tuono d’autorità, che poco piacque al senato ; ma la repubblica, la quale non voleva rompere i suoi trattati colla Porta ottomana, si ricusò con bella maniera dal somministrargli il chiesto sussidio. Parve al papa troppo temerario il rifiuto : tutlavolla lo dissimulò. Poco appresso il pontefice si querelò di un decreto del senato, promulgato il dì II dicembre 1604, col quale era proibito ai sudditi della repubblica di noleggiar vascelli o di far sicurtà di compagnia per traffico di qualsifosse mercanzia, che si estraesse dallo stato veneziano per portarla in paese estero, senza passare per Venezia. Diceva Paolo V, che questo decreto impediva il commercio dello sialo della Chiesa, ed era perciò contro la libertà ecclesiastica. Il senato gli rispose, che ogni principe era padrone di comandare e di proibire ai proprii sudditi tutto ciò che riputava conveniente ed opportuno al bene dello stalo, senz’ avere riguardo alle conseguenze, che ne potessero quinci derivare agli stati stranieri ; e che se alla santità sua fosse piaciuto di dare ordini somiglianti ne’ suoi dominii, la repubblica non se ne