168 unno xlij, capo ix. era di affrettare 1’ unione di tutti i legni, che dovevano rinforzare la sua flotta, e di proteggere i convogli delle munizioni e dei viveri, clic sapeva essergli stati mandati da Venezia. Egli di fatto ne aveva dato avviso al provveditore Corner, ordinandogli di recarsi con le navi in tale posizione da potersi mantenere in sopravvento di Corfù. Ma il Cornaro, che aveva già ricevuto notizia, che la flotta nemica stava nel canale di Corfù, vi accorse con la sua squadra, risoluto di penetrare in quel canale medesimo e combattere gli ottomani. Janun-Cogià aveva lasciato all’ ancora le sue sultane c le sue galere a due miglia dalla città, ed era smontato a terra, per concertare il trasporto delle sue truppe da sbarco : ma avvertito dell’ arrivo della squadra veneziana, ritornò a bordo prontamente e dispose le sue navi in ordine di battaglia. Il Cornaro entrò a gonfie vele nel canale, si accostò alle sultane, e le travagliò a cannonate. La zuffa riuscì sanguinosa c di grandi perdile per li turchi ; durò sino a notte : alla fine il capitan pascià ridusse in salvo i suoi legni sotto il cannono di Bu-trintò. Questa ritirata dei turchi lasciò al Cornaro tutto 1’ agio di ancorarsi colle sue navi appiè del castello vecchio di Corfù. Nè in questa posizione ebbero coraggio i turchi di molestarlo: diressero invece le loro operazioni a proteggere il trasporto di trenta mila uomini nella parte settentrionale dell’ isola. Quest’ armata piantò il suo campo nelle saline di Potamò. CAPO IX. Assedio di Corfù. Tentarono i turchi qualche mossa contro la città: ma con nessuna riuscita. Un distaccamento di loro, che osò di avanzarsi sino alle palafitte, che la cingevano, fu respinto con grande ardore e travagliato di grande perdita. Attaccarono contemporaneamente due posti trincerati, che i nostri avevano piantato sulle montagne di Abramo e di san Salvatore : il primo di essi era difeso da soldati