1 f»2 LIBRO XLII, CAPO II. espediente di far valere le sue ragioni con le armi : nè potendo si tosto portare per 1’ enorme distanza la guerra nella Spagna, mandò in Italia il celebre principe Eugenio di Savoja ad occupare il milanese, e subito dopo, il regno di Napoli; con clic la guerra vivamente si accese. In mezzo a tanto incendio, il senato di Venezia risolse di porsi nello stato di assoluta neutralità, rigettando fermamente le più lusinghiere obblazioni sì de’ francesi che della casa d’ Austria, le quali con replicate legazioni straordinarie tentavano di tirare la repubblica al proprio partito. Adottò la stessa massima il pontefice Clemente XI, il quale sino da princìpio aveva dichiarato di volersi attenere al contegno che fosse stato preferito dalla destrezza e politica dei veneziani. Tuttavolta la repubblica non trascurò di pigliare tutte le più acconcie precauzioni per la sicurezza delle sue frontiere e per la tranquillità de’ suoi sudditi. Moriva in questo framezzo il doge Silvestro Valier, il dì 5 luglio di quest’ anno, ed in sostituzione gli era eletto, addì i 6 dello stesso mese, Alvise Mocenigo. Subito dopo questa elezione, il senato mandò ingegneri in tutte le città e luoghi della Lombardia veneziana, per ripararne, proporzionatamente ai bisogni, le fortezze, ed assoldò numerose milizie, per accrescere le guarnigioni delle frontiere e porsi in istato da poter respingere qualunque assalto improvviso ed ostile. Riusciti vani i tentativi degli ambasciatori borbonici ed austriaci, le corti di Madrid, di Versaglies e di Vienna promisero, che tutti gli stati della repubblica sarebbero rispettati, e che occorrendo farvi passaggio di truppe, vi si osserverebbe la più esalta e rigorosa disciplina. Tuttavolta il senato, per porsi in istato di far rispettare 1’ addottata neutralità, radunò sul veronese un’ armata di 2U000 uomini. I veneziani mantenevano lealmente la loro neutralità; ma riusciva difficile, che le parti belligeranti la rispettassero con eguale delicatezza. E di fatto, nel 1702, gl’ imperiali attraversarono il golfo, portando le occorrenti munizioni da Trieste, ove se n’ erano formalo