304 LIBRO XLIII, CAl’O IV. Die 20 Junii in Majori Consilio. De sì . . 1250 De no . 83 Non sincere . 60. » L’ eletto in questa occasione fu Giacomo Soriano, il quale partì tosto per la sua reggenza : e così tolse la repubblica ai vescovi di Ceneda la suprema rappresentanza temporale, che aveva loro lasciato nelle mani sino dal 1418 quando se n" erano conchiusi i patti col vescovo Correr. Irritato il cardinale Grimani per siffatta deliberazione della repubblica, andò a Roma a portare le sue lagnanze al pontefice, accusando la repubblica di avere con ciò conculcato i diritti dell’ ecclesiastica immunità. L’ affare avrebbe preso grande fuoco, se la morte da un lato non avesse tolto di mezzo il Grimani, c se la prudenza del pontefice dall’ altro non avesse procurato per mezzo del veneziano ambasciatore colà residente un amichevole componimento. La repubblica concesse al vescovo successore, Michele dalla Torre, la temporale signoria di quel distretto e richiamò a Venezia il podestà Soriano. Destramente intanto il vescovo dalla Torre ottenne con tutta secretezza dal papa Giulio III, nel 1550, un breve, per cui veniva dichiarato solo signore e conte temporale di Ceneda sotto l’immediata sovranità e protezione della santa Sede. Rimase occulto cotesto breve, finché nel 1561, insorte alcune controversie tra il consiglio di Ceneda ed il vicario vescovile, nel mentre che il vescovo si trovava al concilio di Trento, fu prodotto in luce con grande maraviglia ed indignazione della repubblica. Insorsero perciò novelle turbolenze, che durarono anni : tultavolta la signoria di Venezia continuò a lasciare in mano dei vescovi la temporale amministrazione del distretto, in vece di mandarvi ad esercitarla un podestà ; tanto più che i vescovi v’ erano sempre detti dal senato. Da queste controversie ebbe origine la strana pretensione di Roma di avere diritto alla sovranità temporale di