anno 1718. 319 fu porto del piccolo (lume Noncello, che dagli antichi geografi era detto Naone (1). Noterò per altro, che la prima memoria autentica dell’esistenza di Pordenone e della sua dipendenza dai ducili del Friuli si trova in un diploma dell’ imperatore Berengario nell’ anno 898. Tra gli sconvolgimenti del secolo XII, questa città si pose sotto la protezione della comunità di Trivigi, con particolare trattato dell’anno 1198; del che irritato il patriarca di Aquileja la strinse di assedio nel 1202 : ma le soldatesche di lui furono disfatte dai trivigiaiii, ed egli fu costretto a ritirarsi in Udine. Nel 1220 la tolse ai trivigiani, la saccheggiò, c la diede alle fiamme. Risorse alquanto allorché i duchi d’Austria ne diventarono padroni, i quali le concessero il pregio di città e repubblica, accordarono a molte delle primarie famiglie gli onori della nobiltà, e le permisero di reggersi coi propri statuti. Dai quali statuti ci é fatto di raccogliere, che i duchi d’Austria mandavano a Pordenone un nobile col titolo di capitano, il quale poi eleggeva un podestà traendolo dal corpo del consiglio stesso della città, e questo insieme coi giudici civici vi amministrava la giustizia : le sue sentenze avevano appellazione al capitano ; ed occorrendo potevano da lui essere appellale anche al duca stesso. Due consigli aveva la città, l’uno di nobili, 1’ altro di popolari: questi peraltro, nel 1498, sotto l’imperatore Massimiliano, in qualità di arciduca d’Austria, andarono soggetti a modificazioni e discipline particolari, che continuarono sino al 1509; nella qual epoca la città, per dedizione spontanea, giurata nelle mani del luogotenente di Udine, passò solto il dominio della repubblica di Venezia. Questa per ricompensare i servigi militari di Bartolomeo Alviano, eh’ era stalo generalissimo delle armate da terra, gli donò in feudo nobile la città e il territorio di Pordenone, con mero e misto imperio da trasfondersi ne’ suoi legittimi discendenti maschi, salvi peraltro gli statuti, le consuetudini e i privilegi di quel comune. Morto l’Alviano nel 1557 senza successione mascolina, ritornò il feudo sotto l'immediato governo della repubblica, la quale ri deputò (i) Ve«l. il Teutori, loro. XII, paj. 289.