a.xjio l(i9?l. 9li cagione appunto delia guerra cou la repubblica; i ragusei aprirono loro la via a procacciarsene per la parte di Ossonich ; anzi approdatavi a Stagno, città della loro repubblica, una barca carica di sale, riso e biade, acconsentirono che i turchi venissero a condursene ai propri bisogni tutto il carico. La qual cosa, udita mal volonticri dal senato, diede motivo ad una intimazione di doversene astencre nello avvenire. In conseguenza del quale ordine, il provveditore generale fece occupare dalle sue truppe i passi di Zarine e di Zubzi, donde poter regolare a suo lalenlo le comunicazioni commerciali, che di colà avessero potuto dare nuova occasione di lamento circa il contegno dei ragusei. Fece inoltre custodire le spiagge da galere e da fusle, perche non vi approdassero nè vi partissero legni o barche cariche di simili oggetti. Accadde inoltre, che una galera veneziana, condotta da Lodovico Balbi incontrò presso alle coste raguseo una marcilia-nella delle Marche, la quale, reduce dalle bocche di Cattaro co’ rimasugli di cose vendute, era per la calma del vento rimasta immobile verso terra, e chiedeva aiuto per essere tratta di colà e assicurata ed a qualche porto rcmurchiata. La fece prendere il Balbi cortesemente a remurchio, ed awiossi allo scoglio di Locruma, siccome a ricovero il più vicino. Ma, giunta di rimpclto al forte di san Lorenzo di Ragusi, il castellano gli fece addosso tre tiri di cannone a palla, che caddero inutili. Del qual fatto il governo raguseo ingc-gnossi anche a giustificare il castellano dinanzi al provveditor generale dei veneziani, adducendo a pretesto, che « il suddetto sopraco-» mito havea fermato più d’ un legno carico de’ sali sotto le mura • della città e eh’ esercitando lo stesso trattamento con la marchiana » volta al suo porto non crasi più tollerata l’ingiuria ; che haveva » scoccato V artiglieria, non per offenderlo, ma per avvertirlo accio- • chè desistesse, com’ era finalmente seguito lasciandola in libertà, e • che contultociò sommo dispiacere ne haveva. * Cosi in iscritto dichiarava al provveditore generale il governo di Ragusa (1). Ma il (i) Ved. il Garzoni, lib. XII iteli' Istoria ¡'ertela, p«g. 5;o del Voi. I