216 LIBRO XL11I, CAPO I. ciecamente devoto. I danni e Io scredito di questa nazione, nei più essenziali punti religiosi, eranle stati esagerati colle più nere tinte di calunniatrici menzogne da un teatino di Sorrento, un mezzo secolo addietro, p. Clemente Galano (1), nè da tanta ignominia poteva l’infelice riaversi da per sè sola. Erale necessaria una mano coraggiosa e forte, la quale stendendosele generosa la sorreggesse e la guidasse a più salda fermezza nella credenza religiosa ed a migliore coltura nella civiltà c negli studj. Questa mano erale già stata da Dio preparata nei più difficili tempi ; era già apparita; aveva già piantato in più felice terreno, clic non lo fosse l’Armenia, la sua pacifica stazione. Nell’anno 1676, in Sebaste piccola città dell’Armenia minore nasceva Manuce de Petro (2), cui a conforto di quella nazione suscitò Iddio. Vestì giovinetto l’abito religioso nel monastero di santa Croce ed assunse il nome di Mechitar, che, tradotto nel nostro idioma, suona Consolatore : ed a consolazione appunto dell’ Armenia lo preparava la Provvidenza. Nell’ intrapresa carriera 9Ì diede a tutto uomo allo studio della Bibbia e de’ santi padri greci e latini. Fatto diacono nel 1691, per meglio arricchire la sua mente di utili cognizioni e di scienze, si pose in viaggio alla volta di Ecc-miazìn, ov' è la suprema sede patriarcale della nazione, in compagnia di un armeno vartab'ed (3). Passò per Erzerum,ove per la prima volta vide nn missionario europeo, e s’invogliò di conoscere le cose di Occidente e visitare Roma : non si (i) I.e menzogne di cnjtui ho smentito in «lire mie opere; particolarmente nel voi. Ili deli’ Armenia, e nel voi. Ili della Storia del Cristianesimo, Firenze 1844i pap. f|G5-g8o. (a) Non so se l'Ilenrion o il tipografo abbia sbagliato ili un secolo la nascila di Mechitar, e di un altro secolo la morte. Molli grossolani spropositi spacciò su Mechitar c sui inecliitariti il signor cavaliere ■storiografo, per cui si mostrò affatto ignaro di ciò che scriveva. Disse ( nel lih. XCni) che il padre aiate di loro fu promosso al patriarcato di Cis. Vorrei, mi dicesse dove sia questa sede patriarcale di Cis. Il loro padre abate Aconzio Riaver fu fatto arcivescovo, e non patriarca, di Sinnia, e non di Cis, nel 1804. e lo fu «i-milmenteil suo successoreSuchtasSornal, nel 1836; e lo fu l'attuale padre abate Giorgio Hurmuz nel 1846. Disse... ma che non disi’ egli di erroneo sul proposito degli armeni ? (3) Cioè, dottore teologo.