450 L1BHO XLIV, CAPO IV. » e si assegnava I’ età della vestizione a ventun anno, a venticinque • quella della professione ; laonde, quindici anni appresso , non • potendo più riparare le perdite, molti monasteri e conventi stavan » già per diventare deserti. • Ma tutte queste riforme, com’ egli le nomina, le quali in realtà non erano per la maggior parte che rinnovazioni di antiche leggi, non mostrerebbero piuttosto, che il governo della repubblica si adoperava efficacemente ad impedire disordini, clic forse avrebbero potuto col tempo diventare funesti allo stato? Voleva i sudditi suoi, come sempre li aveva tenuti, assoggettati alle leggi dello stalo, e lontani dal pretesto di aliena dipendenza, clic sempre conduce alla violazione delle discipline. E dopo tutto-ciò, potrà dirsi, che queste riforme, delle quali a suo tempo esporrò la realtà, s’ abbiano ad annoverare tra le cagioni della caduta della Repubblica ? Ma si perdoni l’insussistenza dell’ argomento alla somma pietà dell' autore delle Memorie, il quale, per lunga consuetudine avuta col pontefice Gregorio XVI ( quando per altro era appena appena Mauro Cappcllari ), ha appreso a considerare in tutti gli umani eventi quell’ ordine supremo di Provvidenza, che ne prepara e ne lavora le cause seconde ; e perciò a quelle riforme attribuisce, come a caose, la caduta della Repubblica. E perciò di queste cause moltiplica sempre più il numero c la serie nel disprezzo, che avevasi ( forse da alcuni del volgo, dal governo no certamente ) per le pratiche religiose, per le persone sacre ; in fattarelli isolati, particolari, staccati, di nessuna importanza nel complesso degli avvenimenti ; e perciò favoleggia sulle puerilità immaginate dal Ballarmi circa il papa Pio VI, da cui non si vergogna di far travedere le dicerie medesime anche circa Gregorio XVI, accagionali entrambi d’intemperanza. Le quali cose, non saprei dire, se la meschinità o la malignità meglio dimostrino di chi ha l’impudenza di scriverle. Quindi, sull’ autorità del Ballarmi, non si vergogna di asserire redarguito da un segretario degl’ inquisitori di stato il doge Paolo Renici-, per la buona accoglienza fatta da lui al pontefice Pio VI,