160 libro xlii, capo vi. che ne facevano i comandanti veneziani. Il visir d’ altronde rifiutò di accettare ogni proposta di capitolazione, perciocché la città non crasi resa alla prima sua intimazione. Appena si sparse nelle milizie questa nuova, crebbe talmente lo scoraggiamento e la disperazione, che i soldati abbandonarono i posti più importanti, gettarono le armi e si diedero alla fuga, uscendo per la porta del Molo, e correndo a rifugiarsi sulle galere, che il capitan pascià aveva fatte avvicinare per raccoglierli. 11 Venier ed il Pasta ed altri officiali, che avrebbero avuto ancora coraggio a resistere, atterriti da questa quasi totale diserzione delle truppe, risolsero di darsi aneli’ essi nelle braccia del capitan pascià, uomo assai più umano del gran visir. Janun-Cogià sedeva a pranzo quando fu condotto il Pasta a bordo della sua nave. Lo vide e lo conobbe (1), e con tuono tranquillo gli disse : « Pasta » una volta a me, adesso a te : ma sta di buon animo, clic io ti sol-» leverò dal tuo disastro col miglior trattamento. » Gli offerì da mangiare : ma, stanco ed angosciato dal dolore di una ferita, che aveva avuta nella fronte, lo ringraziò e gli chiese piuttosto un poco di riposo. E mentre stava riposando* nella camera del capitano, giunse ordine del gran visir di farlo condurre con tutti gli altri al suo quartiere generale. Ma prima di consegnarli, il capitan pascià volle promessa, che ne sarebbero salve le vite. Vi andò insieme anche il capitan pascià : e presentatosi al visir il Pasta, lo interrogò fieramente del suo nome, e perché non si fosse reso alla prima intimazione. Il Pasta con nobile contegno rispose : « Ilo fatto il mio dovere. Avrei » tradito l’aspettazione del senato, se vilmente avessi ceduto alle * vostre minaccio; e se i miei soldati mi avessero ubbidito, Modone » non sarebbe mai caduta nelle vostre mani. » Lo interrogò allora il visir circa lo stato della piazza, i magazzini, le munizioni ; ma egli (■) Jjmm-Cogu era stato al remo in assai apprezzato. Se ne ricordò ora lo una galera dei veneziani in qualità di schia- schiavo divenuto capilan pascià, ed in rivo; ed il Pasta, compassionevole e buono compensa trattò umanamente il suo bene-di cuore, avevagli prestato qualche lieve fattore, servigio, che dall’ infelice peraltro era stato