aiwo 1716. 171 più graduati, poterono, con la voce e con 1’ esempio e col rinforzo di genti fresche, rinfrancare il coraggio dei combattenti ed animarli a rispingere gli assalitori. Fulminava dalle mura il cannone : la ino-schettcria non faceva mai tregua : erano lanciati sui turchi sassi, bombe, granate, fuochi artili/.iali e tuttociò che recava alle mani la necessità di una disperata difesa. Durava già da sei ore quell' ostinala tenzone, e i turchi raddoppiavano l’impeto. Allora il valoroso Schoulembourg si pose alla testa di ottocento uomini cd andò ad assalirli di fianco ; cosicché, non potendo costoro resistere al nuovo conflitto, a cui costringcvali il prode comandante, si diedero alla fuga abbandonando il rivellino. Vi si trovarono venti bandiere e due mila morti : i fuggitivi furono inseguiti sino alle loro trinciere. Fu questo l’ultimo sforzo dei turchi sotto la piazza di Corfù. Nella notte del 21, senza far altri movimenti, partirono a precipizio dall’ isola, colti da improvviso spavento per impetuoso turbine, clic con tuoni e fulmini e dirottissima pioggia aveva allagato i loro accampamenti, aveva squarciato le loro tende, aveva tolto ogni difesa e riparo alle truppe. In prova della loro cieca fuga, abbandonarono cinquantasei pezzi di cannone, otto mortari, bagagli, attrezzi militari cd abbondanti munizioni da bocca e da guerra. E così terminò l’assedio di Corfù, che aveva durato quarantadue giorni e che costi) ai turchi la perdita di quindici mila uomini. I veneziani ne perdettero appena tre mila; ma la liberazione di una piazza così importante rese meno sensibile il danno ed il sangue sparso per conservarla. La pietà del senato attribuì questa subita liberazione di Corfù piuttosto a beneficenza celeste, di quello che ad umano valore. Perciò con pubbliche preci ringraziò 1’ onnipotente Iddio degli eserciti, largitore delle vittorie. Ed in attestato di venerazione anche al santo vescovo Spiridione, particolare protettore dell’ isola, al quale gli abitatori della città attribuivano il celeste favore testé conseguito, decretò che fosse costrutta una ricca lampada da collocarsi dinanzi al-I’ altare di lui e vi dovesse ardere continuamente a pubbliche spese. Dopo gli atti di pietà pensò il senato anche agli attestati di munificenza